Benedetta Barzini:
"Como, eterna magia"

L'analisi culturale ed economico dell'ex modella, oggi docente al Politecnico di Milano, sull'immagine del tessuto lariano. "S'è perso il glamour, non la forza del prodotto"

di Stefania Briccola

Como nell’immaginario di Benedetta Barzini è un luogo di fate, di bellezza e di mistero in gran parte dovuto al fascino della seta. Per questa fibra pregiata e la sua lavorazione unica la città del Lario è da sempre al centro del mondo della moda. Se un tempo Como era la capitale della seta oggi è sinonimo di un distretto in crisi ormai messo con le spalle al muro dalla concorrenza dei prodotti asiatici. Rimangono ancora pochi imprenditori coraggiosi e ci sono mille ragioni per cui quelle capacità straordinarie custodite dal nostro distretto serico non devono morire. La seta ha un valore antropologico insostituibile e tenere viva la sua energia significa tramandare un tesoro del made in Italy. Ne abbiamo parlato con Benedetta Barzini, giornalista, ex modella e docente al Politecnico di Milano che insegna "Il significato dell’abito nel tempo" e spiega la moda come «un modo di leggere la società nel mondo».

Benedetta Barzini, che cosa ha rappresentato Como nella moda?

Ho dei lontani ricordi sbiaditi del periodo in cui le aziende tessili, fra cui importanti seterie di Como, acquistavano le pagine sulle riviste di moda e facevano il groupage in cui i vestiti di uno stilista venivano fotografati con il logo dell’azienda e la comunicazione della bellezza del tessuto avveniva attraverso i capi. Questo succedeva negli anni ‘60 quando facevo la modella a New York e vedevo su "Vogue" i vestiti di Valentino accanto alle sete di Taroni. Como per me è da sempre un luogo "ferico", ovvero di fate, di bellezza e di mistero che unisce la città alla seta.

A cosa deve Como questo fascino insostituibile?

Intanto qui sono venuti nel ‘700 e nell’800 gli imprenditori a costruirsi delle ville sublimi e anche delle fabbriche. Poi questa isola fornisce un sapere sulla seta a miei occhi indistruttibile ed eterno. La magia di Como appartiene a coloro che hanno ancora la forza di portare avanti una produzione in cui la lavorazione fa la differenza, come ad esempio la stampa assolutamente straordinaria.

Che cosa emerge dal confronto tra Como e il distretto tessile di Biella?

Li unisce il fatto che sono due luoghi circoscritti dove tutte le energie sono andate in un settore. Nel tracollo dell’industria italiana emerge l’inesistenza di una cultura d’impresa. Nei mutamenti indotti dalla globalizzazione si nota un Paese che non produce più niente e si sta muovendo nell’offrire solo servizi. Biella ha chiuso l’80% delle aziende e invita i turisti a vedere le fabbriche dismesse che sembrano dei grandi mammuth. È terrificante il fatto di concepire una zona come un luogo del turismo dell’imprenditoria defunta simile alla valle dei dinosauri. È un’operazione depauperante di un sapere antico. La lana a Biella esiste dal 1100. Vorrei sperare che invece Como riesca a mantenere l’energia della seta. I tessuti made in Como sono utilizzati per l’alta moda e il lusso non ha prezzo. Lo stile italiano non è nell’immagine dell’abito, ma nella qualità dei tessuti e nella lavorazione superiore a quella di altri paesi.

Perché la chiusura delle fabbriche in Italia ha coinciso con la nascita esponenziale delle scuole di moda?

Trent’anni fa in Italia nessuno pensava di proporre ai giovani in termini universitari le varie professioni della moda da sempre considerata una frivolezza. Quando l’industria della moda italiana non è stata più competitiva sul mercato con l’affacciarsi di concorrenti asiatici è cresciuta l’importanza della scuola in cui l’utopia del made in Italy diventa un business. Un tempo le industrie erano per lo più fatte da self-made men e una volta morti i fondatori e protagonisti del made in Italy sono stati sostituiti da manager privi di sensibilità. Così si sono perse capacità e figure straordinarie.

Quale fascino ha la seta?

La seta ha lo stesso valore della pelliccia. Puoi averne una artificiale, ma quella vera è insostituibile. La seta conserva un fascino antropologicamente importante e legato alla natura umana.

Che cosa è l’eleganza?

È una parola che non so applicare a me. La vera eleganza è non voler essere eleganti. Se tu vuoi essere una persona elegante diventi una ben vestita. L’eleganza è la nonchalance con la quale ti metti addosso qualsiasi cosa.

Da pochi giorni alla Columbia University di New York si è celebrato il centenario della nascita di suo padre Luigi Barzini jr con una mostra e un convegno. Che cosa intuì degli italiani?

Nel suo libro "The Italians" spiega agli americani un tratto tipicamente italiano e intraducibile come il garbo che ha che fare con la semplicità della vita nella sua autenticità. Poi racconta anche le malefatte come la mafia che nasce come autodifesa degli abitanti locali contro gli invasori.

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