Effetto “Domino”
nello sketch show
di storie un po’ folli

Il Terzo Segreto di Satira: esce online la prima puntata del nuovo progetto del gruppo che vede tra i protagonisti anche il comasco Stefano Annoni

Effetto “Domino” nello sketch show di storie un po’ folli
Da sinistra a destra: Davide Rossi, Pietro Belfiore, Andrea Fadenti, Andrea Mazzarella, Davide Bonacina

Hanno festeggiato i dieci anni di attività lo scorso 23 febbraio e ad un mese dal decennale esce online la prima puntata di “Domino – Una serie di storie serie”. Davide Bonacina e Andrea Mazzarella - due dei cinque fondatori del Terzo Segreto di Satira, insieme a Pietro Belfiore, Andrea Fadenti e Davide Rossi – raccontano il loro nuovo progetto, a cui hanno lavorato in questo anno di pandemia.

Andrea, ieri è uscita la puntata pilota di “Domino”: cosa si deve aspettare il vostro pubblico?

Si tratta della prima puntata di un format che racchiude il lavoro fatto finora e ne è un’implementazione fuori da web. Dopo il periodo di stop torniamo con qualcosa che non sia uguale ai nostri video, bensì un prodotto più articolato. La puntata, della durata di mezz’ora, è formata da sette sketch intersecati tra loro, in cui i personaggi tornano e le storie si citano e si ritrovano; un filo conduttore li unisce, proprio come tessere di un domino, da cui il titolo.

Chi vi conosce e segue da tempo ha potuto riconoscere molti ritorni e conferme, tra gli attori - Martina De Santis, Francesca Puglisi, Massimiliano Loizzi, Marco Ripoldi, Walter Leonardi, ma anche qualche novità davanti e dietro la macchina da presa. Una bella squadra.

Il lavoro è stato completamente autoprodotto, chiedendo uno sforzo al gruppo, che si è dimostrato affiatato e affezionato. Oltre a volti “storici” ritroviamo Valerio Airò, scoperto nel film “Si muore tutti democristiani” e che in Domino ha un suo spazio da protagonista. Nuovo ingresso è il “vostro” Stefano Annoni: ci conosciamo da tempo e finalmente collaboriamo. Anche dietro alla telecamera ci sono delle novità e siamo molto contenti della collaborazione e del risultato.

Davide, da quale idea siete partiti per “Domino”?

Dall’inizio della pandemia ci siamo messi a scrivere progetti di ampio respiro, di quelli che - per tanti motivi - non si sa se e come si potranno realizzare. Ad un certo punto ci siamo detti che avevamo voglia di tornate sul canale, ma senza ripetere le stesse cose fatte finora.

Cogliendo l’occasione del decennale, ci siamo interrogati su cosa fare e abbiamo deciso di “alzare l’asticella” e ideare un prodotto diverso. Essendo autoprodotto, abbiamo deciso di fare quello che secondo noi manca nel panorama italiano, ossia uno “sketch show”: una “follia produttiva”, in un certo senso, in cui si ritrovano diversi generi e una grande potenzialità.

Siete partiti da web e da Youtube, siete passati al cinema: volete raggiungere una platea ancora diversa?

Sicuramente le possibilità di intercettare un pubblico variegato – grazie all’attuale moltiplicazione dei canali - è ampia e vorremmo incontrare chi è abituato a vedere cose diverse, con un linguaggio diverso. Il lavoro in sé è una sorta di mosaico: abbiamo voluto dunque unire alcuni elementi “tradizionali” dei nostri di video alle novità e ci siamo resi conto che è possibile spaziare tra argomenti diversi, affrontando anche temi – come la satira sociale, oltre a quella politica - che solitamente non trattiamo.

Volevamo anche provare a cambiare piattaforma rispetto a Youtube, sia perché è un canale difficilmente sostenibile, sia perché volevamo un laboratorio per fare cose nuove. Sicuramente anche la pandemia ha inciso: in termini di costi che abbiamo dovuto sostenere – come per i tamponi per la troupe o le location dei set - sia nella scrittura, in cui l’influenza di questo periodo si sente. Il primo riscontro sembra buono e ne siamo contenti.

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