Giovedì 28 Agosto 2008

Gli incontri di Parolario/29 agosto
"India, un riscatto al femminile"

Pur vivendo in Canada dal 1991, Anita Rau Badami - oggi alle 17 in piazza Cavour, nella giornata che Parolario (www.parolario.it) dedica all’India - non ha dimenticato le sue origini, e i suoi romanzi propongono la lacerante problematica delle donne indiane costrette ancora a subire i voleri dei padri e dei mariti che decidono del loro destino. Nel suo ultimo libro, "Senti il canto dell’upupa?" affronta ancora questo annoso problema cercando tra le pieghe di una tradizione rigorosa le fessure nelle quali innescare il grimaldello della riscossa.
Ma perché in India la tradizione è così radicata?
Perché fa parte della nostra cultura. Le tradizioni sono la storia dei popoli e in esse è trascritto il Dna della loro natura. Il mondo va sempre avanti, ma le tradizioni restano ferme. E’ questo il male che le rende a volte insopportabili e le donne protagoniste dei miei libri vogliono cambiare la struttura millenaria che le accerchia e imprigiona in una sorta di carcere famigliare senza altre possibilità. Fare figli, anche se molto importante, molto bello e molto nobile, non è la sola aspirazione delle donne indiane d’oggi. Anche loro vogliono vivere in base a quello che la vita di ogni giorno mostra e offre. Anche loro vogliono partecipare alla trasformazione in atto a tutti i livelli.
Le donne, subiscono ancora dei maltrattamenti?
Le imposizioni dei genitori sulle figlie, che potremmo definire maltrattamenti, sono ancora presenti in molte parti dell’India, ma spesso questo comportamento deriva dalla assoluta mancanza di cultura. Anche dove la tradizione è rispettata in tutte le sue limitazioni rigorose, la violenza sulle donne è molto diminuita. Genitori e mariti hanno capito che la donna è componente attiva della famiglia, non solo una specie di bestia da soma che deve lavorare anche fuori dalle incombenze domestiche consegnando i magri guadagni al padre o al marito. Anche in India la donna si è svegliata e se sacche di arretratezza resistono nei paesi un po’ sperduti.
Le protagoniste dei suoi romanzi sono donne ribelli o semplicemente hanno preso coscienza della loro situazione?
Le donne dei miei romanzi hanno capito che i tempi sono cambiati e che la tradizione non può imprigionarle nei suoi rigori per sempre. Hanno capito che è arrivato il momento di cambiare un mondo complesso, attraverso il riequilibrio dei poteri maschili e la celebrazione della famiglia unita dall’amore e non dalle gerarchie. La figlia che va in America lasciandosi alle spalle il suo mondo originario e vivendo in una nuova dimensione, è la ragione di una fermezza straordinaria, di una volontà che supera ogni impedimento. Pur essendo già fidanzata in patria, cancella la sua vita passata per abbracciare le ragioni del nuovo mondo in cui scopriva quella libertà che le era sempre stata negata. Rompere il fidanzamento era stato uno scandalo enorme e il ripudio della famiglia l’aveva segnata come una ribelle perché era andata contro i suoi doveri di figlia. La madre che resta in India, è la tradizione che continua e benché anche lei sia una donna molto forte, subisce le umiliazioni del marito senza ribellarsi. Per questo non sarà l’educatrice perfetta per la piccola che prenderà con sé dopo la morte della figlia, ma anche se non la spronerà alla rivolta, gli renderà palesi i motivi di un’impossibile sopportazione.
Di chi è il passo dell’eroe cui si riferisce il titolo di un suo libro?
L’idea del titolo nasce dal fatto che nella tradizione indiana eroe è la persona che nel tempio ha un determinato incarico, cosa che detta al suo passo una speciale andatura; ma si dice anche di un abitante del villaggio che mostra a tutti la sua baldanza. Metaforicamente ho usato questo titolo per sottolineare che ciascuno di noi nella vita può avere dei momenti eroici, e che ciascuno di noi, come i personaggi del libro, anche se non nasce eroe, può assumere atteggiamenti eroici.

Francesco Mannoni


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Drammi, passioni, storie di famiglia
Tutti pazzi per i film di Bollywood

Circa 13 milioni di spettatori paganti al giorno, almeno ottocento pellicole prodotte in un solo anno, una moda, anche, visto che «Bollywood» è diventato un termine comune anche per i cinefili occidentali che si stanno accorgendo di una vera e propria miniera cinematografica, quella sfaccettata e ricca di sorprese dell’India. Elena Aime racconterà una storia lunga come quella della settima arte stasera alle 22 in piazza Cavour. In questo caso la pellicola non riveste solo una funzione artistica: se è vero, come dice l’altra parrocchia (Hollywood) che "that’s entertainment", è solo intrattenimento, il cinema indiano riveste una funzione sociale difficile da immaginare nella nostra realtà fatta di modernissimi ma asettici multisala e di proiezioni spesso disertate. È, il film, un momento aggregativo, le sue musiche, le sue canzoni vengono interpretate anche dal pubblico e, di contro, non mancano registi apprezzati dalla critica e ospiti d’onore nei festival internazionali mentre attrici bellissime come le ex miss mondo Aishwarya Rai (in foto), Priyanka Chopra e Yukta Mookhey e le ex miss universo Sushmita Sen e Lara Dutta incantano anche gli spettatori europei. La presentazione di «Storia del cinema indiano» (Lindau) sarà accompagnata da proiezioni e seguita da una performance di Flavio Minardo e Simone Mauri.

Al. Br.

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Quanta vita nei frammenti di Gabriella
La Baracchi apre la rassegna di poesia

Poesie brevi, scampoli di realtà, impressioni che si imprimono sulla pagina con il tocco lieve di una pennellata precisa ma leggera. Sono i "Frammenti" di Gabriella Baracchi, oggetto, a ParoLario, dell’incontro con l’autrice in biblioteca, oggi alle 18. Comasca, cresciuta negli anni della Seconda Guerra Mondiale, la madre scomparsa in tenera età, la formazione nell’istituto della Divina Provvidenza di Lora, la Baracchi è stata maestra, istitutrice e, dopo la laurea, è diventata professoressa nei licei lariani dedicandosi all’insegnamento per trent’anni. Ha esordito come scrittrice pubblicando "Il vestito di sacco" (Nodo libri, 1993), suo primo e unico romanzo, seguito dal libro di racconti per l’infanzia "Con la faccia dei giorni storti" (Edizioni Ulivo, 2004) e la raccolta di poesie "Frammenti" (Lythos, 2004). Quale sia lo stile che decide di adottare, il passato, la memoria, accompagnano sempre la sua scrittura che, nei versi, è asciutta eppure capace di suscitare immediate emozioni restituendo immagini vivide. L’incontro, introdotto da Chiara Milani, direttrice della biblioteca comunale, apre, idealmente, gli appuntamenti con la poesia dell’edizione 2008 di Parolario. Da segnalare, in questo senso, il ciclo di "Incontri tra le muse: la poesia e le arti" curato da Pietro Berra. Il 2 settembre poesia e fotografia con Nicola Crocetti e Giovanni Giovannetti per "Facce da poeti" (alle 21.30), il 3 poesia e musica con Umberto Fiori per "Dagli Stormy Six ai Beatles: poeti rock" (alle 18), il 4 poesia e arte con Fabio Pusterla, Roberto Dossi e Marco Rota per "I quaderni di Orfeo" (alle 21.30), e il 7 poesia e cinema con Luciano Erba e Vincenzo Pezzella per "Voci e luoghi di Milano" (alle 18). Tutti questi incontri si terranno al Broletto.

Alessio Brunialti

v.fisogni

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