Lunedì 25 Novembre 2013

Jan Garbarek e Trilok Gurtu

Star del jazz martedì a Chiasso

Il sassofonista norvegese Jan Garbarek, al Teatro Sociale di Chiasso

L’eccezionale appuntamento di stasera al Teatro Sociale di Chiasso permette di rivedere assieme due star come Jan Garbarek e Trilok Gurtu.

Se il jazz è, per definizione, “musica afroamericana”, alle 21 si ritroveranno un grande sassofonista norvegese e un percussionista originario di Mumbai, due grandi innovatori che hanno impresso un cambiamento duraturo sulla scena contemporanea fin dai loro esordi.

Negli anni Settanta Garbarek era quasi irriconoscibile rispetto a quello che gli appassionati hanno imparato a riconoscere, strumentista rigoroso e dal timbro nitidissimo, al punto di potersi permettere una fusione con le voci polifoniche dello Hilliard Ensemble. Era, invece, un discepolo di Albert Ayler e Peter Brötzmann, due maestri della dissonanza, prima di essere “salvato” da Keith Jarrett che lo chiamò a far parte del suo gruppo europeo. In quello stesso periodo,

Gurtu era arrivato in Italia dove entrò in una band leggendaria quanto dimenticata, Aktuala, con cui incise due album, “La terra” e “Tappeto volante” (ristampati, dopo tanti anni, proprio in questi giorni). Era l’epoca del rock progressivo.

Ha fatto parte anche di un’altra grande formazione di crossover, gli Oregon. È stato, però, il chitarrista John McLaughlin, visto proprio a Chiasso l’anno scorso, a introdurre Gurtu al mondo del jazz.

Il connubio artistico tra Jan e Trilok si è concretizzato nel 1984 in occasione della registrazione di un disco importante come “Song for everyone” che vedeva come leader il violinista indiano Shankar cui Manfred Eicher, produttore e deus ex machina dell’etichetta Ecm, che ha pubblicato praticamente tutti i dischi di Garbarek, consigliò vivamente il sassofonista. L’amicizia e l’intesa tra questo signore nordico un po’ compassato e il vitale talento orientale portarono a numerosi concerti e ad altri dischi fino ad arrivare a questo momento che vede ancora una volta Gurto come parte integrante dello Jan Garbarek Group.

Un quartetto, completato da Rainer Brüninghaus alle tastiere e Yuri Daniel al contrabbasso, che rappresenta una rottura nella produzione recente del leader che è tornato a collaborare con lo Hilliard Ensemble completando il trittico iniziato con “Officium”, proseguito con “Mnemosyne” e giunto, tre anni fa, all’ultimo capitolo, “Officium novum”.

Di quest’anno l’ultima opera di Gurtu, “Spellbound”, che lo ha portato a incontrare nuovamente Paolo Fresu. Musica jazz, quindi, ma musica del mondo, senza confini (biglietti a 26 euro).

© riproduzione riservata