Martedì 06 Gennaio 2009

<Jazz italiano, grande ma snobbato>

Alfredo Ferrario, nato a Como nel 1964, ha cominciato il nuovo anno nel migliore dei modi. Il clarinettista è stato invitato a esibirsi, dal 14 al 18 gennaio 2009, nel tempio del jazz, il Caveau de la Huchette a Parigi. Inoltre, nella classifica annuale Top Jazz della prestigiosa rivista Musica Jazz da pochi giorni in edicola, è stato segnalato in ben due sezioni: «Miglior nuovo talento» (dove figura al primo posto Livio Minafra) e «Strumentista dell’anno - Ance» (primo premio, ex aequo, Daniele D’Agaro e Stefano Di Battista). Questo sondaggio fa storia sin dal 1982. Alfredo Ferrario ha intrapreso giovanissimo gli studi classici al Conservatorio di Milano rimanendo tuttavia affascinato dal mondo musicale dello swing e da tutto il jazz classico. Nel corso degli anni, grazie al talento strumentale, è stato apprezzato e richiesto nel circuito jazzistico milanese e, a partire dalla metà degli anni Ottanta, sotto la guida di Paolo Tomelleri, ha perfezionato le sue doti tecniche e professionali che lo hanno portato ad essere fra i primi a livello nazionale (e non solo).
Fra pochi giorni si esibirà al Caveau de la Huchette a Parigi. Cosa significa per lei?
Parigi è sempre stata una città importante per il jazz. In passato grandi musicisti come Sidney Bechet, Bud Powell, Dexter Gordon e molti altri hanno deciso di vivere ed esprimere il loro talento in questa magnifica città. Suonare nelle cave parigine è una grande emozione, sono muri impregnati di jazz. Il grande Django Reinhardt ha suonato per anni in questi locali così come tanti altri grandi... Salire sul palco del Caveau de la Huchette e pensare che quel pavimento in legno è stato calpestato da quei maestri che ho ascoltato e che ascolto è veramente emozionante.
Quale sarà il suo "compagno d’avventura" in questa entusiasmante performance?
Condivido questa bellissima esperienza con il pianista Paolo Alderighi, considerato con Rossano Sportiello uno dei migliori pianisti europei di jazz classico.
Qual è la situazione del jazz oggi in Italia?
Penso che la situazione del jazz in Italia sia oggi straordinaria, il livello è altissimo. I musicisti americani sostengono che il jazz italiano sia il migliore d’Europa. In questi ultimi anni sono nati tantissimi talenti. Girando per l’Italia mi capita di sentire spesso giovanissimi con delle capacità incredibili. Il problema è un altro: la televisione, la radio e i giornali non danno spazio a questa musica. Siamo arrivati al punto che un musicista "bidone" come Giovanni Allevi suoni al Senato. In televisione non chiamano Enrico Pieranunzi (primo nella sezione «Musicista dell’anno» nella classifica Top Jazz, nda), ma appunto Allevi. Persino nella nostra realtà comasca ci sono nomi di alto livello come il vibrafonista Marco Bianchi, il chitarrista Maurizio Aliffi,  Simone Mauri (clarinetto basso) e altri. Musicisti che non trovano spazio, nonostante collaborino con artisti di fama internazionale come Michel Godard e Gabriele Mirabassi. 
Soddisfatto dei risultati conseguiti nel sondaggio di «Musica jazz»?
Sì, sono molto soddisfatto. Certamente l’emozione non è poca. Dopo tanti sacrifici un traguardo lusinghiero, che non è comunque un arrivo, bensì mi auguro un punto di partenza per altre mete altrettanto importanti.

Alberto Cima

© riproduzione riservata

Tags