La Buona Novella, nel nome di Fabrizio

Ci manca tanto, Fabrizio De Andrè. Ma abbiamo le sue canzoni, i suoi ricordi, la sua poesia.

E abbiamo giovani che fanno rivivere splendidamente il suo lavoro come con la Buona Novella, lo spettacolo in scena fino al 31 dicembre al Teatro Menotti di Milano, in prima nazionale.

Quattordici attori che diventano anche ballerini e cantanti, per una produzione Tieffe Teatro firmata da Emilio Russo. La Buona Novella raccontata in una comunità di ultimi, donne e uomini in fuga dalla guerra e dalla fame. Solo qui, oggi, potrebbe comparire Gesù. «Sapete dove sceglierebbe di nascere oggi? - scriveva don Andrea Gallo - Vorrebbe nascere qui, in questo campo, tra voi nomadi, in questa periferia del mondo. E come pastori sceglierebbe proprio voi per un presepio…colorato, con il colore di chi soffre come voi, ma vive. Il colore di chi combatte per la propria esistenza, di chi combatte per la pace».

E la rappresentazione restituisce lo spirito dell’opera di Faber, con le sue canzoni che si alternano a sonorità blues e a ritmi etnici. Funziona, merito di una regia efficace e della bravura dei giovani protagonisti. Uno spettacolo da vedere, magari proprio sotto Natale. Un lavoro che emoziona e che sembra drammaticamente attuale. «La doppia essenza di Cristo, mistero profondo e impenetrabile così come la doppia essenza dell’uomo, in lotta tra carne e spirito, tra bene e male - si legge nella presentazione -. Domande senza risposta, forse, ma domande che hanno attraversato la storia del nostro pianeta, scatenato guerre, costruito pace, ispirato pensatori e artisti di epoche, lingue, culture differenti. Una Buona Novella con le parole di personaggi minori, che non ritroviamo nei titoli di coda dei vangeli canonici, vicende trascurate cariche di umanità, ricche di dubbi e povere di certezze. Una Buona Novella senza tempo da scagliare contro il pensiero stesso di una guerra tra uomini e da innalzare a protezione dei costruttori di pace». n V. Col.


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