«La musica online? Che non diventi  la futura normalità»
Rossella Spinosa, musicista e direttore artistico del Festival di Bellagio e del Lago di Como

«La musica online?
Che non diventi

la futura normalità»

L’allarme di Rossella Spinosa, direttore artistico del Festival di Bellagio e del Lago di Como

Rossella Spinosa è l’anima da un decennio del Festival di Bellagio e del Lago di Como, una compositrice di musica nuova apprezzata nel mondo e una operatrice attivissima. Le abbiamo chiesto del futuro prossimo musicale lariano, un tema che, subito si è esteso al futuro della musica dal vivo in generale.

Esistono margini perché l’edizione del decennale del Festival di Bellagio possa avvenire nel 2020?

Vedo, ora come ora, sicuramente qualcosa spostato in avanti, in una versione invernale sulla quale sto ragionando guardando la realtà giornalmente. Bellagio e altre municipalità mi hanno già confermato le loro disponibilità, per molto più avanti, a presenze che saranno inevitabilmente “altro” rispetto a una decima edizione del Festival di Bellagio e del Lago di Como che, a questo punto, vedrei nel 2021 come una sorta di rilancio, di rinascita rispetto a ciò che stiamo passando in questo momento. Senza negare nulla: ho davanti a me la prenotazione giunta dalla Francia, 50 persone per seguire un evento programmato per il 24 luglio, che lascio tuttora in stand-by.

Quali saranno gli aspetti ida considerare con più attenzione in vista della ripartenza?

Il primo aspetto che non dovremo sottovalutare sarà la paura del pubblico ma quello che mi preoccupa ancor di più, in questo momento, è questa divulgazione online della musica classica. È’ un proliferare che mi fa pensare, rispetto all’idea di sostituire con il concerto online il concerto dal vivo: è qualcosa che musicisti e operatori del settore devono guardare con grande attenzione, avendo fatto un aspetto determinante della nostra attività la qualità dell’esecuzione, acustica, tecnica ed emozionale, che dal vivo è indiscutibilmente un’altra cosa. I primi a non nutrire dubbi e a puntare i piedi devono essere i professionisti del settore. È già tempo di guardare avanti. Serve una cordata seria da parte degli operatori per ottenere la tutela dei musicisti, ponendoli nella massima legalità e riordinando il mercato; serve non far passare l’idea che il nuovo spazio dell’operatività creativa musicale sia online e magari gratuitamente, facendo leva sull’emergenza attuale; serve farsi sentire fin d’ora per sostenere la tenuta prossima ventura di un sistema artistico basata sull’esecuzione dal vivo.

Teme una riapertura dove il mondo musicale possa ritrovarsi male, o diviso e dove ognuno pensa per sé?

L’idea mi spaventa realmente, insieme al fatto che tante progettualità affermate o in crescita (penso al progetto fra Festival di Bellagio e Teatro Sociale AsLiCo sulla Musica Nuova, ad esempio) potrebbero essere a rischio o venir meno sotto il giogo dell’incertezza. Bisogna ora cominciare o costruire ciò che comunque dovrà esserci, oltre i dubbi delle scadenze per far sì che la musica e l’arte in generale siano pronte a ritrovare il loro spazio concreto dentro questa “subrealtà” contingente e nella futura nuova realtà definitiva. Sarà una grande battaglia, da dover affrontare progettualmente fin d’ora. Non possiamo lasciare tutto al caso, alla lotta dell’io che deve sempre emergere fra poveri: mi auguro che ci sia la lungimiranza, la comprensione, con la musica e l’arte dal vivo come valore assoluto e simbolo si speranza della ripartenza.


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