Le domande di Ariel sul suo futuro
Ariel con l’astronauta Paolo Nespoli

Le domande di Ariel
sul suo futuro

Tredici anni, milanese, Ariel Spini Bauer racconta il suo libro di interviste “Da grande farò”: «Ho chiesto a personaggi famosi di tornare alla loro infanzia e di spiegarmi le ragioni delle loro scelte»

Classe 2007, tredici anni tra qualche settimana, una grande passione per la scuola, la lettura, la scienza, la musica (ascolta De André, i Beatles e i Kiss): Ariel Spini Bauer, milanese, è giovanissima ma ha una vita pienissima.

Ha scritto il suo primo racconto durante l’estate precedente all’inizio della scuola primaria, compone poesie durante l’intervallo tra le lezioni e ha già un libro all’attivo, per il quale nel dicembre 2019 il Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) le ha attribuito il Premio per la divulgazione scientifica “Giancarlo Dosi”.

Ariel Spini Bauer

Ariel Spini Bauer

“Da grande farò” (Editoriale Scienza) è nato dal pensiero costante che accompagnava Ariel da tempo: quale sarebbe stato il suo lavoro? «L’idea nata quando avevo nove anni, perché già allora mi chiedevo cosa fare da grande e volevo un’idea originale, ma ogni volta che pensavo di aver trovato la soluzione scoprivo dai miei genitori che quella certa figura esisteva già. Durante una cena in famiglia ci è venuta in mente l’ipotesi del libro, contenente le interviste a personaggi famosi sulla loro infanzia e sulla scelta di fare quello che hanno fatto nella vita. Ci siamo dunque mossi scegliendo la casa editrice, pensando ai personaggi e poi organizzando le interviste. Mi sono preparata sulle domande, anche se molti spunti sono nati proprio dal dialogo con le persone».

Un lavoro molto accurato, quello di Ariel, che ha voluto anche scrivere le sensazioni che ciascun incontro ha suscitato in lei e che non ha trovato particolari difficoltà nel portarlo a termine: «Per ciascuna intervista ho scritto un’introduzione in cui raccontavo le mie emozioni prima durante e dopo l’incontro; sono state tutte molto positive, nonostante un po’ di comprensibile ansia, superata anche grazie alla disponibilità di tutti i personaggi».

Gli intervistati sono molti grandi del nostro Paese: Amalia Ercoli Finzi, prima donna a laurearsi in Italia in ingegneria aeronautica; Ausilio Priuli, archeologo; Fabiola Gianotti, direttrice del Cern di Ginevra; Elisabetta Dejana, biologa; Paolo Nespoli, astronauta con all’attivo tre missioni nello Spazio; Piero Angela, giornalista e divulgatore che ha portato la scienza nelle nostre case; Paolo Giordano, autore del best seller “La solitudine dei numeri primi”, che dalla fisica è passato alla letteratura; Barbara Mazzolai, esperta di robotica vegetale; Valter Longo, biologo della longevità; Marica Branchesi, astrofisica.

Scrivere il libro non ha del tutto chiarito le idee alla sua giovane autrice, ma le ha insegnato molto: «Ho ricavato messaggi fondamentali – che spero anche i lettori possano recepire - per capire il mio lavoro ideale, come ad esempio seguire sempre la propria passione e i propri sogni – pure restando un minimo realisti, e non seguire il gruppo ma andare anche controcorrente».

Negli scorsi mesi Ariel è stata impegnata con alcune presentazioni - «in occasione della prima ero molto agitata, poi man mano mi sono sciolta», dice - e lo scorso ottobre è stata speaker nella conferenza “Superscienziate? Donne scienziate tra storytelling e realtà” a Bergamo Scienza, davanti a un pubblico di seicento spettatori.

Ora, prima di intraprendere nuovi progetti, come un canale YouTube in proporre altre interviste e uscire da ambito scientifico , si concentra sulla lezioni alla Scuola Secondaria di Primo Grado Carlo Porta di Milano: «penso che la seconda media sia la classe più difficile e sto anche pensando a quale scuola superiore scegliere; da sempre sono appassionata di matematica e scienze e anche mentre scrivevo il libro ero certa di volermi iscrivere ad un liceo scientifico, ma ho scoperto che anche tutte le altre materie che sto studiando mi piacciono quanto le scienze. Dopo gli Open Day di quest’anno ho capito che, al di là dell’indirizzo, un liceo – classico o scientifico, magari con qualche sperimentazione - potrà darmi una formazione più completa. Intanto studio».


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