Lunedì 10 Marzo 2008

Tedeschi: "Il pubblico mi rende giovane"

Ad ogni incontro con Gianrico Tedeschi, si ha la sensazione di scoprire non solo il grande attore che, a 87 anni, non smette di regalare al pubblico memorabili  interpretazioni, ma soprattutto l’uomo, capace di analisi pacate, rese vivide da una non comune intelligenza. È anche il caso dell’intervista realizzata per presentare "La rigenerazione", testo teatrale di Italo Svevo, che Tedeschi ha portato in scena al Cinemateatro di Chiasso. Fedele alla linea interpretativa che lo ha portato, in crescendo, ad affrontare testi di spessore e personaggi titanici, Tedeschi, diretto da Antonio Calenda e affiancato da una compagnia importante in cui si distingue l’amatissima figlia Sveva, presenta una pièce dai risvolti attuali, che coinvolge il pubblico, facendolo ridere e riflettere. Ne parliamo proprio con l’attore.
Tedeschi, questo testo teatrale può essere considerato il “testamento” di Svevo e racconta di un uomo che vorrebbe un "ringiovanimento" Come ha interpretato questo ruolo impossibile?
Riprendo questo testo di Svevo per la seconda volta. La decisione è dettata dalla bella coproduzione di Artisti Associati con il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. In secondo luogo, è stata una mia scelta personale, visto che da vecchio quale sono, cerco sempre di portare in scena storie che mi coinvolgano personalmente.
Quale la chiave di lettura?
Con Calenda, abbiamo ampiamente sfrondato il testo che, così com’è scritto, richiederebbe una rappresentazione di quattro ore e mezza. Svevo infatti, grande appassionato di teatro, non scriveva perché le sue opere fossero rappresentate. La nostra lettura vuole puntare al cuore della questione, mettendo in rilievo il confronto tra i sogni che ogni individuo porta con sé e la realtà in cui invece deve vivere la propria vita quotidiana, stretta tra mille impegni e esigenze pratiche.
Qui si inserisce il sogno di giovinezza del protagonista?
Sì, ed è un tema che trovo importante non solo per chi ha già vissuto la propria vita, ma anche per coloro che devono affrontarla e vivono in un mondo dove l’ansia della eterna giovinezza diventa un’ossessione divorante.
Lei ha parlato di confronto tra realtà e sogno. C’è un momento, almeno nella finzione teatrale, in cui questi trovino un punto d’incontro, un compromesso per coesistere?
No, purtroppo, almeno per come la vede Svevo. L’autore conclude il suo testo teatrale arrendendosi al fatto che tutto è «fuori posto». Pensi che, cosa molto curiosa, un critico francese ha paragonato questo personaggio non tanto a Zeno, cui per altro è collegato, ma a Charlot, la maschera di Chaplin, uno che “inciampa” nelle cose e nelle situazioni della vita.
Un personaggio umano, in fondo…
Sì, ed è forse per questo che piace tanto al pubblico.
A proposito di pubblico. Quale il rapporto tra il grande Tedeschi e le platee?
Come attore ho sempre avuto un così grande rispetto per il pubblico da subirne la forza. Non mi sento mai “padrone” di fronte agli spettatori.
Sara Cerrato

m.schiani

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