«Una mappa per i live post Covid-19»
Carlo Pastore (Foto by Francesca Sabato)

«Una mappa per i live
post Covid-19»

Carlo Pastore, tra gli organizzatori dei Miami Festival, ha realizzato un sondaggio con il magazine Rockit: «Tanta voglia di socialità ma anche di sicurezza»

Lo scorso fine settimana all’Idroscalo di Milano si sarebbe dovuta tenere la sedicesima edizione del Miami Festival. Carlo Pastore, uno degli organizzatori – nonché conduttore radiofonico e collaboratore di Rockit - racconta come, con il magazine, si sia deciso di avviare, subito dopo l’inizio della pandemia, un’indagine: «cercavamo un’idea per dare e avere un contributo utile rispetto alla ripartenza dopo il lockdown. Si parlava degli operatori del settore, ma non di chi agli eventi prende parte, ossia il pubblico, che della musica dal vivo è il motore. Abbiamo pensato agli interlocutori della nostra “community” e abbiamo posto loro una serie di domande su “I concerti dopo il Covid 19”. Il questionario – online dal 18 al 22 aprile 2020 scorsi - è diventato virale e abbiamo avuto circa quindicimila risposte».

I risultati, pubblicati su Rockit.it (www.rockit.it/articolo/concerti-dopo-covid-19-ricerca-rockit-mi-ami-festival), hanno creato un quadro piuttosto completo: circa il 70% del campione ha meno di 35 anni e l’abitudine di partecipare agli spettacoli dal vivo e ai festival musicali; in larga maggioranza millennial, seguiti da generazione Z e, in misura minore, generazione X. I nati tra il 1980 e il 1995, i più coinvolti nell’attività e più “colpiti” dall’assenza della musica dal vivo, sono il target classico degli eventi musicali: giovani adulti con possibilità di spesa, almeno fino alla crisi economica post-Covid 19, e spesso ancora senza figli.

«Lo stato d’animo era probabilmente diverso da quello di oggi, in cui si nota un cambiamento, sebbene leggero e da valutare con cautela. Chi ha risposto al sondaggio ha mostrato una fortissima voglia di socialità e musica live, ma solo a determinate condizioni di salute e sicurezza». Coloro che hanno dichiarato di voler tornare a partecipare appena possibile, insieme a chi intende farlo con le misure di sicurezza di base, sono il 50% del campione. Altri pongono condizioni di tipo diverso (test sierologici o vaccino) e solo il 2,3% dichiara che non si sentirà più a suo agio ad andare a un concerto. Per il 75% i live ripartiranno solo nel 2021: i più ottimisti sperano nell’estate (3,6%), o nell’autunno (22%). «Con le nuove misure, che consentono eventi fino a mille persone, qualche progetto potrà essere avanzato; mancheranno i grandi concerti estivi: se però nel 2021 si dovrà recuperare tutto ciò che non si è fatto, l’offerta sarà tanta, forse inficerà la domanda e si dovrà fare attenzione alle sovrapposizioni. Un’altra riflessione necessaria è: chi saremo? A quali eventi andremo? La pandemia cambierà il modo di vivere certe situazioni e come società svilupperemo gli anticorpi?».

A proposito di rinvii, il Miami è stato posticipato a settembre, ma l’incertezza è alta: «di fatto era pronto, perché avremmo solo dovuto annunciare la line up e aprire le vendite. Non vogliamo, però, che diventi un “fantasma” e non ci spaventa ripartire da un laboratorio di idee sulle alternative. Sono convinto che la musica è arte che genera socialità e di questo avremo bisogno. Io non vedo il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, ma da riempire: non voglio passare la vita a lamentarmi perché non vengo valorizzato, e se è vero che a stare fermi non si fa danno, fare le cose che si ama fare e ciò che tiene in vita».


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