Stretta europea sugli affitti brevi: «È solo un danno»
Il dibattito. Superpoteri concessi agli enti locali che potranno limitare gli immobili destinati ai turisti. Majeli: «Non si risolve così l’emergenza abitativa»
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Varato nuovo quadro europeo per la limitazione degli affitti brevi, ora in attesa di approvazione da parte del Parlamento Ue. La misura si inserisce nella gestione dei mercati immobiliari nelle “aree sotto stress abitativo” ma rischia di penalizzare in particolare l’Italia dove la proprietà della casa è molto diffusa.
La Commissione europea ha presentato ieri l’Affordable Housing Act, la proposta legislativa destinata a introdurre per la prima volta un quadro comunitario comune per la regolamentazione di locazioni e compravendite immobiliari. Il testo, che passerà ora all’esame del Parlamento e del Consiglio dell’Unione europea nell’ambito della procedura legislativa ordinaria, mira a fornire alle autorità locali strumenti uniformi per individuare e calmierare le cosiddette “aree sottoposte a pressione abitativa”. Sebbene la decisione finale sul se e come intervenire resti formalmente in capo alle competenze nazionali, regionali e locali, l’impianto normativo traccia linee guida che rischiano di stravolgere il mercato immobiliare, in particolare quello italiano caratterizzato da una diffusa piccola proprietà immobiliare e da un rinascimento del turismo esteso via via anche ad aree fino a ieri dimenticate.
Il provvedimento introduce un metodo uniforme per definire i contesti di stress abitativo: lo sono le aree dove il rapporto tra prezzo di compravendita e reddito disponibile pro capite risulta pari o superiore a otto, intendendo con ciò che occorrono almeno otto anni di reddito per acquistare un’abitazione di dimensioni medie. Inoltre, gli enti locali dovranno dimostrare che la pressione non si attenuerà nei tre anni successivi e che l’attività ricettiva breve ha generato un impatto negativo significativo sul mercato residenziale.
Ottenuta la designazione, i comuni avranno carta bianca per imporre limitazioni agli affitti brevi e restrizioni sulla compravendita di immobili non destinati ad abitazione principale. La proposta include la raccomandazione a velocizzare autorizzazioni, ristrutturazioni e investimenti per ampliare l’offerta di alloggi.
Duro è il giudizio espresso da Simone Majeli, Co-founder di Majeli Vassart Properties, fondata insieme a Virginie Vassart e partner esclusivo di Forbes Global Properties per la Lombardia: «La Commissione europea cerca di normare il mercato degli affitti dimenticando il vero nodo della questione. In Italia il problema degli affitti residenziali è legato a contratti rigidi e alla mancanza di tutele per i proprietari. Finché non si realizza una norma che tuteli anche i locatori, le persone preferiranno la certezza degli affitti brevi o lasciare le case vuote».
Secondo Simone Majeli, applicare parametri uniformi a realtà territoriali eterogenee costituisce un errore metodologico che potrebbe essere devastante per l’economia diffusa: «Il parametro basato sul rapporto tra transazioni e redditi può avere un senso a Barcellona o Parigi, ma non può essere calato identico nello stesso modo a Copenaghen così come nei piccoli comuni italiani. Affidare a una amministrazione locale la discrezionalità circa il bloccare o meno l’attività ricettiva significa distruggere l’equilibrio economico di un paese, esponendo i piccoli Comuni a pressioni speculative insostenibili o ad arbitri amministrativi». Si genera inoltre quell’incertezza della norma che gela gli investimenti e le prospettive di crescita in un settore che ha visto diffondersi in provincia di Como una micro economia e un indotto significativo, con il coinvolgimento, in particolare, di lavoratori giovani e donne. La norma Ue è coerente con un quadro politico molto specifico ma corrisponde anche agli interessi di grandi fondi con una forte capacità di contrattare sui tavoli di Bruxelles. I property manager e i piccoli proprietari gestiscono invece un capitale privato e diffuso, meno concentrato. «Si genera un’incertezza continua che allarma gli investitori e svaluta il patrimonio immobiliare italiano - conclude Majeli - questa norma non risolve l’emergenza abitativa, ma rischia di deprimere una delle economie in crescita del nostro territorio».
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