La Charity Bike fa tappa a Gravedona: pedalata in favore della ricerca contro la fibrosi cistica

Un territorio che per la ricerca sulla malattia tanto ha fatto e continua grazie ad Angelica Angelinetta, giovane donghese che ha dato tutta se stessa, fino alla fine, per la nobile causa

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Gravedona

La Charity Bike Tour FFC Ricerca 2026, pedalata organizzata dalla Fondazione nazionale fibrosi cistica, ha fatto tappa a Gravedona, in un territorio che per la ricerca sulla malattia tanto ha fatto e continua grazie ad Angelica Angelinetta, giovane donghese che ha dato tutta se stessa, fino alla fine, per la nobile causa. A salutare la comitiva di ciclisti, sul lungolago, c’erano il sindaco, Cesare Soldarelli, il consigliere regionale Gigliola Spelzini, e i rappresentati locali della Fondazione, tra cui Stefano e Serena Angelinetta, rispettivamente papà e sorella di Angelica. Il presidente nazionale della Fondazione, Matteo Marzotto, ha ricordato la giovane testimonial, capace di realizzare mille iniziative, tra cui la Marafibrisitona, camminata della speranza che è arrivata a coinvolgere fino ad oltre 3 mila iscritti. «E’ un onore aver ospitato una tappa di un’iniziativa così alto valore – commenta Soldarelli – . Contribuire alla ricerca sulla fibrosi cistica, per noi, significa anche onorare la memoria di Angelica, che tutti abbiamo sempre nel cuore».

Sulla stessa frequenza Gigliola Spelzini: «Assistere all’arrivo del Bike Tour a Gravedona mi ha emozionato, perché il lungolago anche il luogo di ritrovo per la Marafibrositona, nata dall’energia e dalla determinazione di Angelica, che ho avuto la fortuna di conoscere. Oggi il pensiero va a lei, che non c’è più ma che continua a camminare, e oggi a pedalare con la sua determinazione e le sue nobili idee». «Il consiglio regionale – aggiunge il consigliere altolariano – ha approvato un mio ordine del giorno relativo alla conoscenza della fibrosi cistica e al test del portatore sano e in Regione Lombardia stiamo lavorando per consolidare la rete di cura e sostenere la ricerca dei centri di Milano e Brescia, oltre a portare l’assistenza specialistica più vicino ai pazienti. La ricerca e le nuove terapie hanno aperto possibilità importanti, ma c’è ancora tanto da fare – conclude Spelzini – . Rivolgo un grosso grazie a chi ha pedalato fino a qui, in particolare a Matteo Marzotto, presidente di una Fondazione che in Alto Lario vanta uno splendido gruppo di volontari».

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