Lago, è crisi pure nelle reti  Aumentano pesci siluro e coregoni
Un pesce siluro

Lago, è crisi pure nelle reti

Aumentano pesci siluro e coregoni

La pandemia ha inciso sulle catture 2020in maniera decisiva, viste le restrizioni in primavera. Ormai le specie più scarse sono gli agoni e il persico

Nell’anno segnato lockdown e restrizioni, anche i dati del pescato professionale (una settantina i pescatori professionisti in attività sul Lario) hanno subito una forte contrazione.

Tanto che l’assessore regionale con delega alla Pesca, Fabio Rolfi, ha definito «I quantitativi del 2020 i più bassi in assoluto di tutto il periodo di rilevamento, tenendo conto che durante la primavera i pescatori hanno quasi interamente interrotto la loro attività».

Eppure i segnali incoraggianti non mancano, legati - è bene rimarcarlo - ad un campanello d’allarme su un predatore che dal 2014 in poi si è fatto largo nel nostro lago, vale a dire il siluro.

Ma andiamo con ordine. Il pescato professionale, lo scorso anno, si è attestato di poco sopra le 85 tonnellate, contro le 111 del 2019. In questo contesto è però importante rimarcare l’avanzata o meglio il ritorno dei coregoni - lavarelli e bondelle - che dalle 32,898 tonnellate del 2019 sono passati alle 36,581 tonnellate dello scorso anno.

Certo, le 45 tonnellate del 2018 o ancor più le 62 tonnellate del 2017 sono distanti anni luce, ma questo segno “più” - dopo le forti preoccupazioni dell’ultimo biennio - è da leggere come un incoraggiante segnale di ripresa.

«Un aumento significativo - l’ha definito Rolfi -. C’è stata una chiara inversione di tendenza, che lascia ben sperare per il futuro. I coregoni sono tornati ad essere la specie più pescata in assoluto».

Non così invece altre due specie simbolo del nostro lago, vale a dire l’agone e il pesce persico, da molti considerato il “re” della tavola.

Gli agoni meritano un discorso a sè. Già perché 22 tonnellate e mezzo pescate lo scorso anno non riflettono la reale situazione di questa specie, da cui poi si ottiene grazie ad un procedimento antichissimo (in cui anche il sole rappresenta un valore aggiunto) il celebre e gustoso missoltino.

Il segno “meno” così corposo è dato dal fatto che i pescatori hanno ridotto in modo evidente le uscite in mancanza di richieste su larga scala da parte di ristoranti e privati. Analogo discorso, anche se con numeri diversi, vale per il pesce persico. C’è poi l’altro lato della medaglia, citato poc’anzi, vale a dire l’exploit di catture legate al siluro.

E in questo contesto non si può che evidenziare l’aumento dal 2014 ad oggi dei dati relativi al pescato di questo temuto predatore, che si sta facendo largo inevitabilmente a discapito di altre specie.

È significativo il fatto che dai sei chili del 2014 - di fatto un dato simbolico - si è passati alle quasi 2 tonnellate dello scorso anno, transitando per i 758 chili del 2019, un anno comunque intenso sotto molti punti di vista. Anche la Regione ha definito «Molto preoccupante l’aumento del dato relativo al siluro».

Marco Palumbo


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