Musso, addio a Meco Lillia        Le sue barche a vela star del Lario
Domenico “Meco” Lillia e il figlio Stefano nel cantiere di Pianello

Musso, addio a Meco Lillia

Le sue barche a vela star del Lario

Aveva 80 anni, le imbarcazioni del cantiere hanno vinto tutto

Con Domenico “Meco” Lillia, scomparso all’alba di venerdì 31 dicembre, se ne va un pezzo di storia del Lario.

Una storia illustre, fatta di successi di prestigio nelle regate veliche e di immagine del lago esportata in tutto il mondo.

Aveva 80 anni e da tempo combatteva contro una brutta malattia. Una sorte infausta, la sua, che lo accomuna al fratello Gianni , fondatore del cantiere nautico, nel lontano 1957, in una cantina di Pianello del Lario.

Anche lui venne portato via da una malattia inesorabile nel 1981 e allora “Meco”, macellaio provetto chiamato a continuare una tradizione che a Musso affonda le radici nel ‘700, si reinventò anche costruttore di barche a vela.

Lo fece soprattutto per onorare la memoria del fratello. Di imbarcazioni non sapeva nulla, ma seguendo le maestranze alle dipendenze del cantiere imparò presto i trucchi del mestiere, dividendosi fra le carni e le regate con la stessa passione.

Nella classe Star, la Formula Uno della vela, il marchio “Lillia” ha vinto tutto: Olimpiadi, titoli mondiali, europei e tricolori, con i più grandi velisti internazionali, tra cui Torben Grael ed Enrico Chieffi, a contendersi le barche del cantiere altolariano, trasferito a Musso e poi riportato a Pianello.

La sua peculiarità è l’aver mantenuto il carattere artigianale: ogni scafo è sempre stato realizzato con cura dalla mano e l’ingegno umano, senza mai lasciarsi prendere dal facile guadagno della produzione su scala industriale.

E la clientela si è allargata al mondo intero. “Meco” si rimproverava un solo errore: a un certo punto aveva deciso di trasferire la storica macelleria in una sede nuova al confine con Pianello, con supermercato annesso: anche se il reparto carni era rimasto il punto di forza, lui, assorbito dalle tante incombenze, si era reso conto di aver un po’ trascurato la nobile tradizione di famiglia.

Nel 2020 aveva chiuso il supermercato, ma era sempre presente in cantiere a seguire il figlio Stefano, che nel frattempo aveva ne aveva ereditato la gestione.

E con lui, lo scorso anno, aveva condiviso l’ultima rivoluzionaria soluzione: l’albero maestro appoggiato in coperta, in grado, come lui stesso spiegava, di garantire maggior rigidità e un miglior controllo del piano velico, che si traduce in potenza in fase di regata, soprattutto con vento forte.

Con Gianni e Domenico se n’è andata una generazione di maestri della vela, conosciuti ovunque dagli appassionati della disciplina, e il territorio ora piange “Meco”, che non era solo imprenditore determinato e capace, ma anche persona affabile e amante della compagnia.

I funerali sono in programma domenica 2 gennaio , alle 15, nella parrocchiale di San Biagio a Musso.

Saranno in tanti a rendergli omaggio per avere saputo interpretare in chiave moderna le nuove esigenze delle barche a vela.

(Gianpiero Riva)


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