Reti irregolari, ti sequestrano la barca  Pescatori stangati come i bracconieri
Pescatori sul lago (Foto by Archivio)

Reti irregolari, ti sequestrano la barca

Pescatori stangati come i bracconieri

Le nuove norme prevedono, oltre alle maximulte, anche il blocco dell’attività. In Regione una mozione bipartisan chiede di modificare la legge, tutelando i professionisti

Non bastavano i lavarelli in forte calo nelle reti, anche se fortunatamente il vento sembra ora cambiato, le alborelle che ormai latitano da anni e le bizze di un meteo sempre meno decifrabile. Ora è arrivata una legge nazionale, approvata lo scorso luglio, a complicare ulteriormente le cose ai pescatori professionisti che, con fatica e sacrifici, portano avanti un mestiere nobile e antico.

Ieri il Consiglio regionale ha approvato a larga maggioranza una mozione (primo firmatario Francesco Dotti e sottoscritta anche dai consiglieri Alessandro Fermi e Daniela Maroni) in cui si chiede di «distinguere le attività di pesca professionale con licenza dalle azioni di bracconaggio».

Il concetto è semplice: per combattere il bracconaggio, fenomeno dilagante soprattutto in alcune aree del Belpaese (come l’asta del fiume Po), la legge nazionale ha inasprito le sanzioni anche per la pesca professionale. Nel senso che chi sgarra, paga (e sin qui nulla di strano), ma ora si rischia anche il sequestro di reti e barca. Da qui la richiesta alla Giunta regionale di«istituire un tavolo di confronto con le associazioni dei pescatori professionisti per valutare insieme le difficoltà emerse a seguito della normativa nazionale in materia di pesca (154/2016)».

Anche il Partito Democratico, tramite il consigliere Mario Barboni, si è detto favorevole al potenziamento del ruolo e della presenza dei pescatori professionisti. Il Movimento Cinquestelle non ha invece partecipato al voto.«Quali sono le specifiche difficoltà della pesca lombarda messe in discussione dalla Legge nazionale?», si è chiesto il consigliere Giampiero Maccabiani. Contraria, invece, Chiara Cremonesi (Sel) perché «è più importante preservare i corsi d’acqua da comportamenti non responsabili che impoveriscono le risorse naturali».


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