Sempre più lupi al confine svizzero  Allarme in Val Cavargna e Alto lago
I due cuccioli in fuga ripresi dalla fototrappola svizzera

Sempre più lupi al confine svizzero

Allarme in Val Cavargna e Alto lago

Due piccoli scoperti dalle fototrappole della Valle Morobba preoccupano anche i nostri allevatori. Polemica sui danni: «Aspettiamo ancora gli indennizzi»

E con questa sono quattro. Le sempre attente foto-trappole dell’Ufficio Caccia ticinese hanno immortalato la quarta cucciolata di lupi al confine tra la ticinese Valle Morobbia e la Val Cavargna. In particolare, le foto-trappole hanno immortalato due lupacchiotti intenti a rincorrersi tra la boscaglia.

Un film già visto dall’agosto 2015 in poi, quando dopo anni di silenzio (un primo avvistamento fu nel 2010) il lupo era tornato a popolare stabilmente l’ampia area a ridosso del confine. Dalla Valle Morobbia alla Val Cavargna (e all’Alto lago) il passo è breve, tanto che le autorità ticinesi hanno già individuato quale territorio di caccia la zona transfrontaliera che arriva sino all’Alto lago - con la Val Cavargna epicentro - e che sconfina addirittura sino ai Grigioni. Dunque l’attenzione torna alta al di qua del confine, con le polemiche e preoccupazioni scaturite dalle frequenti incursioni dei lupi negli alpeggi montani.

Un'altra immagine di un piccolo della quarta cucciolata immortalata in Valle Morobbia

Un'altra immagine di un piccolo della quarta cucciolata immortalata in Valle Morobbia

Preoccupazioni di cui si è fatto interprete in questi anni il sindaco di Cusino, Francesco Curti, anch’esso allevatore, che lo scorso novembre, dopo l’ennesimo attacco in quel di Cavargna, faceva notare come «gli allevatori si vedono costretti a chiudere nelle stalle le capre con un paio di mesi d’anticipo».

Oggi Curti rilancia, togliendosi anche qualche sassolino: «C’è da rimarcare da un lato la presenza del lupo ormai non è più una novità e dall’altro l’assenza delle istituzioni, in particolare Regione Lombardia». «Gli alpigiani - aggiunge - sono ancora in attesa degli indennizzi dello scorso anno. Ci sono stati contatti in questi mesi, ma poi non se n’è fatto più nulla: oltre al danno la beffa. Non è così che si tutela il territorio».

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