Sano di mente voleva uccidere i vicini  Condannato a dieci anni e otto mesi
I vigili del fuoco mentre spengono il rogo dell’auto

Sano di mente voleva uccidere i vicini

Condannato a dieci anni e otto mesi

Cagno, diede fuoco alla sua auto e aprì il gas in casa

Era accusato di incendio, stalking e tentato omicidio

Quando il 2 agosto dell’anno scorso appiccò il fuoco alla sua auto e aprì il gas nel suo appartamento di Cagno prima di tagliare la corda, Andrea Antonio Cutrupia, 46 anni, era perfettamente in grado di intendere e di volere.

Lo ha stabilito una perizia redatta per conto del tribunale dallo psichiatra Nicola Molteni il cui lavoro ha di fatto schiuso le porte alla sentenza di condanna emessa ieri mattina dal gup Laura De Gregorio: stante la piena capacità di “stare” nel processo, Cutrupia si è visto condannare alla pena di dieci anni e 8 mesi, con la formula del cosiddetto rito abbreviato, per i reati di incendio, stalking e tentato omicidio, quello dei sei condomini che quel giorno si trovavano sciaguratamente in casa e che finirono tutti al pronto soccorso per i fumi tossici che avevano respirato.

Assistito dall’avvocato Daniela Danieli, Cutrupia ha sempre sostenuto di non conservare memoria alcuna di quel 2 agosto: sul giudizio finale devono avere in qualche modo pesato i suoi precedenti, alcuni invero piuttosto distanti nel tempo, altri più prossimi, se è vero che, per esempio, in relazione allo stalking la Procura (pm Alessandra Bellù) gli contestava la cosiddetta recidiva.

Di sicuro, quel giorno, Cutrupia si assunse un rischio notevole. Rientrò nella sua casa di via Lucini, a Cagno, minacciando a squarciagola i vicini, entrò nel suo garage e divise un treno di pneumatici appoggiandone un paio sul tetto e un paio nell’abitacolo della sua Subaru Impreza appiccando successivamente il fuoco.

Dopodiché - sempre in base alla ricostruzione contenuta nel capo di imputazione - salì nel suo appartamento ed aprì il rubinetto del gas posizionando il microonde in modo che il blocco di sicurezza interrompesse la fuoriuscita di metano.

Fu un mezzo miracolo se nessuna si fece male davvero.

I vigili del fuoco, intervenuti in forze, ebbero ragione del rogo nel garage, anche se nulla poterono contro il surriscaldamento della soletta dell’appartamento al primo piano, irrimediabilmente danneggiata. Poi riuscirono a chiudere il gas e a ripristinare le condizioni minime di sicurezza, mentre sei vicini di casa prendevano la strada dell’ospedale con principi più o meno seri di intossicazione da fumo. Lui, il piromane, fu infine rintracciato dai carabinieri qualche ora più tardi mentre era in pizzeria. Dopo l’arresto disse al giudice di ricordare soltanto una luce gialla e di essersi risvegliato in mezzo a un prato.


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