Castelli: «Ecco il partito del Nord». E attacca Salvini: «Meridionalista»

Lega addio L’ex ministro del Carroccio ha presentato la sua nuova creatura politica: «Una vera autonomia a Roma non la concederanno mai, dovremo prendercela»

«Il Nord paga, e gli altri campano con i nostri soldi. Una vera autonomia a Roma non la concederanno mai, dovremo prendercela».

Le ultime parole da tesserato leghista dell’ex ministro Roberto Castelli sono pressoché identiche alle prime echeggiate nei movimenti autonomisti dei primi anni Ottanta. Castelli c’era, e c’era Umberto Bossi. Da lì, Lega Lombarda e Liga Veneta e, dal 1989, la Lega Nord. Dopodiché, almeno venticinque anni di secessione e federalismo, e due lustri di difficile transizione ideologica. «Dal verde della libertà a questo blu centralista», ha riassunto ieri Castelli.

Transizione al termine della quale l’ex ministro ha ormai compreso che la Lega Salvini Premier «non è altro che un partito a venature meridionaliste» e che «l’accento non è più sull’obiettivo dell’autonomia del Nord, ma sulla promozione personalistica del leader».

Tessera stracciata

Ecco perché Castelli ha stracciato la tessera del Carroccio e si è presentato ieri, di fronte alle telecamere nazionali, per tenere a battesimo la sua nuova creatura politica. “Autonomia e libertà” esisteva in realtà già dal 2019 come associazione, ma ora si cambia. Anzitutto, direttivo e aderenti sono tutti formalmente ex leghisti, dimessi da ogni carica e tessera nel Carroccio. Secondo, chiarisce Castelli, «un impegno elettorale sarà ineludibile». Come? Molto dipenderà dal tipo di tornata.

«Ci impegneremo a ogni livello, ma se penso alle Europee della prossima primavera, dove servirà una valanga di firme e la soglia di sbarramento al 4%, forse sarebbe più efficace un’alleanza europea di forze autonomiste, da Helsinki a La Valletta. In ogni caso, dialoghiamo con tutti. Anche se, vista la mia età, non sarò io direttamente a candidarmi».

Quello che è certo per Castelli, dopo quarant’anni di militanza, è «che non avrei mai pensato di vivere un momento simile. Doloroso, ma stimolante. Una fine, ma anche un inizio. Non sono spinto dalle “cadreghe” o da una ricandidatura mancata. Ho chiuso la mia carriera nelle istituzioni nel 2013, e da allora sono sempre stato al servizio della Lega e del Nord. Ad esempio, nel direttivo del comitato promotore dei referendum per l’autonomia, e poi da dirigente e presidente della Pedemontana».

Nel frattempo, però, è maturata la consapevolezza «di non riconoscere più questo partito per gli ideali con cui era nato. Serve un sindacato del Nord, e la Lega non è più in grado di esserlo. Salvini? Mi pare ormai a tinte meridionaliste, pensa solo al ponte sullo Stretto».

Il programma

Il programma di Autonomia e Libertà, invece, parte dal tema della scuola regionale. A chiarirlo, la vicepresidente Francesca Losi (lei pure lecchese e candidata alle Politiche 2022 per Italexit). «Insegnanti madrelingua regionale, graduatorie regionale e redistribuzione dei fondi su servizi come il doposcuola gratuito. Sono anni duri, durante i quali il Nord dovrà confrontarsi con gli attacchi del centralismo romano e di quello, nuovo, europeo».

La nuova formazione per ora non schiera praticamente comaschi, l’unico iscritto nato sulla sponda occidentale del Lario - ma professionalmente impegnato anche su quella orientale - è Luigi Lovisetti, chirurgo ortopedico.

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