La maturità cambia ancora
I presidi: «Basta, è assurdo»

Torna la traccia di storia, prove Invalsi e niente sorteggio. Sono le novità previste dal Miur per l’esame 2020. A giorni la circolare

Ci risiamo. Tenendo fede a un’abitudine consolidata negli ultimi tempi, a un nuovo ministro dell’Istruzione corrisponde una nuova maturità: così, l’esame 2020 sarà il terzo differente in tre anni. Nello specifico, come annunciato dal Miur, ritornerà la traccia di storia allo scritto e scomparirà il sorteggio fra le tre buste all’orale. Diversi anche i requisiti per l’ammissione: tornano obbligatori l’Invalsi e l’alternanza scuola lavoro, ora chiamata “percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento”. Al netto delle novità (comunque non epocali), il cambiamento continuo penalizza studenti e addetti ai lavori.

«Modificare così spesso la formula, anche solo per dettagli come in quest’ultimo caso, non è la soluzione migliore – commenta il preside del Setificio Roberto Peverelli - Mostra, peraltro, una difficoltà d’assestarsi su un modello condiviso, che invece sarebbe utile per tutti».

La storia dovrà essere presente in una delle tre tracce della “tipologia B”, quella che chiede agli studenti di analizzare e produrre un testo argomentativo. Circa l’orale, è stato eliminato il sorteggio fra le tre buste chiuse contenenti i materiali (testi, documenti, esperienze, progetti e problemi). Il colloquio partirà dall’analisi dello studente circa i materiali preparati dalla commissione d’esame in un’apposita sessione di lavoro e proposti dal presidente.

«La domanda di partenza - aggiunge Peverelli - sarà probabilmente pensata e progettata tenendo conto dello studente che si ha di fronte. Dallo spunto, l’alunno dovrebbe riuscire a costruire un percorso approfondito e argomentato, sviluppando anche connessioni in itinere: per un ragazzo non abituato a farlo, non è semplice. Idem per i professori, non sarà scontato preparare spunti così efficaci. Aggiungo un ultimo aspetto: questa prova sembra pensata avendo in mente l’idea che le scuole siano tutti licei: riuscire a portare avanti un orale così è molto più complicato».

Secondo Vincenzo Iaia, dirigente della Ciceri, ogni riforma dovrebbe avere bisogno di tempo per capire quali esiti sia in grado di produrre: «La continua ricerca di novità lascia il tempo che trova e, se devo essere onesto, mi crea qualche perplessità. Entrando nel merito, i cambiamenti non credo alterino in maniera eccessiva l’esame. La ricaduta sui ragazzi dovrebbe essere minima». Intanto, nei prossimi giorni sarà inviata a tutti gli studenti e ai docenti la circolare per recepire le nuove disposizioni. «È sconfortante – spiega il docente di storia e filosofia del Giovio Gianfranco Giudice – purtroppo ormai funziona sempre allo stesso modo: cambia il ministro e, di conseguenza, si modifica l’esame. Ogni anno ci si ritrova in una situazione nuova, con regole differenti. Quantomeno, volendo guardare il lato positivo, stavolta si è deciso in anticipo rispetto al 2018. Entrando nel merito: l’esperienza dello scorso anno è stata meno peggio di quanto ci si aspettasse. In generale, non mi sembrano grandi novità. Circa il tema storico: è una delle tracce meno scelte. Se si volesse fare un cambiamento, perché non aggiungere un’ora di storia in più durante la settimana?».

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