Maxi liste d’attesa per i bambini al nido  «Colpa del Governo: non fa chiarezza»
Alessandra Bonduri, assessore comunale

Maxi liste d’attesa per i bambini al nido

«Colpa del Governo: non fa chiarezza»

Il Comune in attesa delle linee guida sulla riapertura in sicurezza dei servizi - L’assessore Bonduri: «Non è chiaro il rapporto educatore/piccoli, pronti a fare assunzioni»

«Siamo in un momento di sospensione in cui niente è ancora certo. Nemmeno i criteri con cui stendere le graduatorie di accesso ai nidi. Il Governo deve al più presto fare chiarezza e pubblicare le linee guida anche per la riapertura delle strutture che accolgono i bambini da 0 ai 6 anni. Le famiglie hanno bisogno di risposte, in particolare quelle più fragili». Alessandra Bonduri , assessore alle Politiche educative del Comune di Como, ha ben presente lo scenario che l’emergenza Covid ha imposto anche alla gestione delle scuole dell’infanzia e dei nidi. L’Amministrazione ha in carico nove nidi comunali, dislocati sul territorio.

La sfida è affrontare la riapertura di settembre, potendo garantire la sicurezza per gli utenti e al contempo la massima fruizione delle strutture. A fare da ago della bilancia saranno i criteri, imposti dal ministero, per assicurare il distanziamento sociale dei bambini. Si parla infatti di lavorare in piccoli gruppi e di assegnare un educatore per ogni 5 bambini del nido contro un educatore ogni 6. In base al rapporto numerico che sarà adottato a Como città i bambini esclusi a settembre dal nido saranno rispettivamente 154 o 101. In entrambi i casi la lista d’attesa rimarrà importante. «Stiamo lavorando con l’assessore al Personale – continua Bonduri – per abbassare la graduatoria dei nidi. Sul tavolo ci sono possibili nuove assunzioni per il servizio dedicato ai più piccoli. Come assessorato alle Politiche educative chiederò di assumere più unità possibili. Rimango comunque molto preoccupata che ad oggi non ci siano ancora regole chiare e definitive. Come assessorato comprendiamo il disagio delle famiglie che è un po’ anche il nostro di dover lavorare a vista, in una situazione in cui i mutamenti sono all’ordine del giorno».

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