«Sicurezza stradale, l’Italia accelera»

L’intervista Alessio butti, sottosegretario all’innovazione: «Un nuovo sistema digitale garantirà l’efficienza dei soccorsi»

«È garantito che la richiesta di soccorso arrivi, anche quando il conducente non può parlare» con queste parole il sottosegretario Alessio Butti presenta la “Next Generation eCall. Dietro questa sigla si cela l’evoluzione del sistema di chiamata d’emergenza automatica dei veicoli, un dossier che fino a pochi mesi fa rischiava di trascinare il Paese verso una pesante procedura d’infrazione europea.

Cosa cambierebbe dal sistema eCall tradizionale al “Ng eCall” se non avessimo adeguato le centrali alle reti 4G e 5G?

Senza adeguamento, il rischio concreto era che i nuovi veicoli omologati non riuscissero a comunicare correttamente con le Centrali di risposta 112. L’eCall oggi trasmette automaticamente posizione e dati essenziali dell’incidente, ma il sistema tradizionale viaggia su reti 2G e 3G in dismissione; Ng-eCall serve proprio a portare questo servizio su 4G e 5G. In un incidente, questo significa non perdere minuti decisivi e garantire che la richiesta di soccorso arrivi comunque, anche quando il conducente non può parlare. L’altro rischio era quello di essere oggetto di una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea.

Avete finanziato l’implementazione del Real Time Text (Rtt). Qual è l’impatto sociale di questa tecnologia?

Il Rtt è una tecnologia ad altissimo impatto sociale perché consente di scrivere e ricevere testo in tempo reale durante una chiamata di emergenza. Per una persona non udente o con difficoltà di parola significa poter dialogare con il 112 senza barriere e senza perdere tempo. È un intervento di inclusione nei momenti di emergenza, perché l’accessibilità è parte essenziale del diritto al soccorso.

L’aggiornamento era in una fase di completo stallo a fine 2025. Quanto siamo andati vicini a una procedura di infrazione europea?

A dicembre 2025 mancavano coperture finanziarie e una soluzione istituzionale sulla Competent Authority. Le scadenze europee non erano flessibili: dal 1° gennaio 2026 le centrali dovevano essere pronte per Ng-eCall e, entro il 1° aprile, andava trasmessa la relazione completa alla Commissione. In questo contesto, è stato decisivo il lavoro di coordinamento che ho promosso direttamente, coinvolgendo i presidenti della Regione Piemonte e Lombardia, Alberto Cirio e Attilio Fontana, e l’assessore alla sanità della Regione Piemonte Federico Riboldi. Senza l’intervento rapido del Governo,, oggi saremmo stati probabilmente esposti a una procedura di infrazione, con costi economici, ma anche con un danno reputazionale per il Paese che, lato digitalizzazione, ha già raggiunto in anticipo molti obiettivi Pnrr.

Entro il 1° aprile 2026 l’Italia ha trasmesso la relazione completa alla Commissione Ue.

Qual è il prossimo passo per rendere le infrastrutture di pubblica sicurezza davvero “future-proof”?

Il prossimo passo è rendere stabile questo metodo come abbiamo fatto per ogni progetto di innovazione in questi ultimi tre anni. Quando ci sono infrastrutture aggiornabili, governance chiara, raccordo costante tra Stato e Regioni e investimenti mirati sulle tecnologie che evolvono, è molto più semplice centrare gli obiettivi. “Future-proof” significa esattamente questo: non inseguire le emergenze, ma progettare sistemi capaci di adattarsi prima che diventino obsoleti.

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