Como, in dieci anni persi 144 negozi. Anche in centro storico calo del 16%

Commercio I dati elaborati da Confcommercio Como rilanciano l’allarme desertificazione. Resistono soltanto bar e ristoranti. Monetti: «Preoccupati per la tenuta del comparto»

Como ha perso in dieci anni 144 imprese del commercio al dettaglio. Dal 2012 al 2022, dal centro alla periferia, si sono abbassate 144 serrande. Un trend che coinvolge tutta Italia dove le attività perse sono state in totale 99mila alle quali si aggiungono le 16mila imprese del commercio ambulante. In crescita a livello nazionale alberghi, bar e ristoranti (+10.275) mentre nella città di Como rimangono sostanzialmente stabili: erano 633, sono 631.

I dati, elaborati dall’Ufficio Studi Confcommercio su dati del Centro Studi delle Camere di Commercio, raccontano uno scenario che è impossibile non aver notato semplicemente uscendo di casa e guardandosi attorno.

In Italia è cambiato anche il tessuto commerciale all’interno dei centri storici con sempre meno negozi di beni tradizionali: libri e giocattoli (-31,5%, mobili e ferramenta -30,5%, abbigliamento -21,8%) e sempre più servizi e tecnologia (farmacie +12,6%, computer e telefonia +10,8%), attività di alloggio (+43,3%) e ristorazione (+4%).

L’andamento di Como ricalca lo scenario nazionale? Nel 2012 erano presenti in totale 882 attività di commercio al dettaglio, 432 nel centro storico e 450 nel resto della città, nel 2022 sono scese a 738, 354 nel centro e 384 fuori, il 16% in meno. Andando a vedere nello specifico il calo più vistoso si è registrato negli esercizi non specializzati (negozi che vendono prodotti diversi tra loro come i supermercati) da 45 a 30, negli articoli culturali e ricreativi da 102 a 65, in altri prodotti in esercizi specializzati (che propongono una sola tipologia di prodotto) da 366 a 302. Sono rimasti in linea alberghi, bar e ristoranti da 633 nel 2012 a 631 nel 2022 con una crescita dei servizi di alloggio che in dieci anni sono raddoppiati da 51 a 108, a scapito di bar e ristoranti da 582 a 524.

«Anche dove i numeri tengono sono insufficienti a compensare il trend che è negativo - afferma Graziano Monetti direttore di Confcommercio Como – Siamo preoccupati per la tenuta del comparto in primis in termini economici, ma anche in termini sociali perché come già sottolineato si impoveriscono i territori, con desertificazione e aumento della microcriminalità, e in una città turistica come la nostra, perdiamo la nostra peculiarità principale. Dobbiamo difendere a spada tratta il piccolo commercio di vicinato che è quello che cerca lo straniero quando arriva qui da noi».

Le contromisure

Come si può governare questo fenomeno? «Aiuti economici e sensibilità da parte degli amministratori comunali sono gli ingredienti principali, loro per primi devono fare in modo che chi sta sopravvivendo, chi ci crede, venga premiato in qualche modo: con la riduzione di tasse, imposte e burocrazia. Stiamo facendo anche una serie di progetti nei Distretti urbani per favorire l’attrattività dei luoghi». Diverse le iniziative messe in campo anche in merito alla formazione: «Stiamo lavorando molto sull’aiuto alla digitalizzazione di questi piccoli commercianti che spesso sono soli, non hanno collaboratori che possano prendersi carico di questa parte». Senza dimenticare la sensibilizzazione dei consumatori: «Il cittadino deve essere consapevole del fatto che anche il suo acquisto può contribuire ad aiutare la sopravvivenza del negozio sotto casa».

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