La guerra spaventa anche le imprese comasche

Con l’Iran l’interscambio è minimo, mentre pesa il commercio con i Paesi del Golfo

Como

L’impatto della guerra in Iran sull’economia comasca non riguarda l’interscambio con questo Paese, oggetto di embargo e sanzioni in vigore fin dal 1979, con inasprimenti significativi tra il 2010 e il 2012 da parte dell’Ue, riattivate con ulteriori misure nel 2025-26. Le quote dell’export 2024 verso l’Iran per Italia, Lombardia, provincia di Como e area lariana, infatti, sono tutte intorno allo 0,1% del totale e in calo negli ultimi anni.

Bilancia commerciale

La bilancia commerciale è nettamente positiva, tranne un lieve deficit proprio per Como nel 2024 (-3,3 milioni di euro). I dati sono stati elaborati dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Como-Lecco su fonte Istat.

Invece, la quota export 2024 verso i Paesi del Golfo (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait, Qatar) dell’Italia è stata del 2,9% (nel 2020 era pari al 2,2%), della Lombardia del 3,3% (era il 2,6%) e della provincia di Como è stata del 2,6% (era il 2,3%).

«Dunque, le quote si sono incrementate rapidamente negli ultimi anni in valori assoluti– è il commento di Carlo Guidotti, responsabile ufficio studi e statistica della Camera di commercio -: l’export 2024 dell’Italia verso i Paesi del Golfo rispetto al 2020 è cresciuto del 90%. Per la Lombardia l’export nello stesso periodo è cresciuto dell’80%. Le esportazioni per la provincia di Como sono aumentate del 35%, mentre l’area lariana è cresciuta del 63%» dato che indica il peso della meccanica lecchese.

Anche l’import dai Paesi del Golfo è in forte crescita: nello stesso periodo +23% per l’Italia, +48% per la Lombardia, +90% per la provincia di Como.

«Tuttavia, la bilancia commerciale resta nettamente positiva ed è in consistente crescita – aggiunge Guidotti -: nel periodo considerato quella dell’Italia si è incrementata di oltre 8 volte, quella lombarda del 92%, quella comasca del 34% e quella dell’area lariana del 63%».

Rispetto all’export complessivo 2024,dell’area lariana verso i Paesi del Golfo, l’Arabia Saudita pesa il 40,7%, e gli Emirati Arabi Uniti il 38,3%.

Speranza per il futuro

«Spero che questa guerra sia la chiusura di una situazione di pericolo e instabilità che da quasi cinquant’anni domina quell’area del mondo, dove dovrebbe tornare il benessere e la libertà dei popoli» commenta Alberto Croci di Techné, azienda meccanica a Erba specializzata in valvole e accessori per il settore oil and gas che oggi esporta verso Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi.

«Siamo stati anche fornitori degli impianti petroliferi dell’Iran, prima della rivoluzione e in parte anche in seguito – prosegue Croci –: sono stato più volte in quel Paese meraviglioso che, dopo l’avvento del regime, ho visto progressivamente spegnersi». L’embargo ha poi chiuso la possibilità per le aziende italiane di proseguire gli scambia commerciali, contribuendo all’isolamento di una terra definita dall’imprenditore “stupenda”: «Ho mantenuto rapporti con i clienti iraniani, ma i messaggi devono limitarsi a brevi saluti, come mi hanno sempre raccomandato, per non incorrere nella supervisione del regime».

Techné ha fornito per decenni bulloneria speciale e valvole agli impianti iraniani, ma Croci evidenzia il paradosso economico delle sanzioni: «Abbiamo chiuso i mercati per gli embarghi, mentre la Cina ha proseguito imperterrita a fornire prodotti». Di fatto questo vuoto lasciato dalle imprese europee ha favorito i competitor asiatici in un bacino strategico.

Oggi lo sguardo dell’azienda erbese è rivolto verso i mercati del Medio Oriente e del Golfo. «Nonostante le tensioni, i partner locali mostrano fiducia nel fatto che il conflitto sarà breve e risolutivo per un cambio di regime in Iran – conclude Alberto Croci – e ritengono un grave errore strategico del regime quello di colpire i paesi arabi vicini»

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