L’AI e le certificazioni per i professionisti Hse
L’intervista Aias Academy punta su un percorso d’eccellenza che unisce visione internazionale e innovazione tecnologica. «Inutile la formazione obbligatoria con l’obiettivo dell’attestato: serve verificare l’efficacia fatta da un ente terzo»
Da trent’anni Aias Academy srl, nell’ambito dell’Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza (Aias) forma professionisti per la sicurezza sulla base di programmi di alta qualificazione. Ne parliamo con Francesco Santi, ingegnere e presidente di Aias Academy che spiega, fra l’altro, luci e ombre del mercato della sicurezza e quali possibilità formative ha un giovane o una giovane che voglia diventare professionista del settore.
Come si forma un giovane che vuole diventare professionista per la sicurezza e come sono articolati i vostri piani di formazione?
I nostri piani di formazione si basano, oltre che sul rispetto formale degli obblighi di legge, su corsi riconosciuti a livello anche internazionale. Noi abbiamo corsi riconosciuti dall’ente inglese Iosh, il più qualificato a livello mondiale che certifica corsi non basati sul riconoscimento legale del titolo di studio bensì corsi riconosciuti dal mercato. Svolgiamo inoltre corsi riconosciuti Cfpa, altra organizzazione internazionale per professionisti esperti nella prevenzione incendi e security che possono operare a livello europeo. Curiamo questi corsi cercando sempre argomenti che incidano sull’attualità.
Ad esempio?
Abbiamo corsi su come utilizzare l’intelligenza artificiale per incidere sulla valutazione dei rischi e sulla condizione di rischio, un corso che non ha alcun valore legale ma che è uno dei più seguiti dai professionisti. Abbiamo messo a lavorare per alcuni mesi insieme un esperto di IA e un esperto di valutazione dei rischi, realizzando un corso-laboratorio dove un responsabile della sicurezza (uno esperto e uno giovane) abbiamo evidenza di come l’IA possa aiutare il responsabile del servizio di prevenzione e protezione a fare un documento di valutazione dei rischi migliore, o ad analizzare i rischi aziendali.
C’è una formazione dedicata a giovani diplomati o laureati che pensano di specializzarsi nel settore sicurezza per mettersi in proprio?
In proposito collaboriamo con molte università che hanno al loro interno master, ad esempio sui profili di Hse manager o responsabile della sicurezza, dove portiamo un tratto pratico di insegnamento, con alcune ore di corso date dalla testimonianza di Hse manager di grandi e anche grandissime aziende che incontrano i giovani spiegando la parte più pratica e realizzativa.
Inoltre, come associazione abbiamo avviato da tempo sistemi di tutoraggio gratuiti per cui un giovane che si avvia a questo tipo di attività può chiedere un supporto in qualsiasi area d’Italia un tutor che lo affianca per condividere un cammino di crescita. Spesso ciò sfocia in successivi rapporti di collaborazione. Esistono infine corsi estremamente specialistici.
Come si è sviluppato il passaggio dall’associazione senza fini di lucro, nata 51 anni fa, alla costituzione di un’Academy nata invece come società di capitali ?
I nostri fondatori hanno dato vita a un’Academy intesa come scuola di formazione in un’epoca in cui la formazione non aveva, come oggi, una parte obbligatoria. Ma già allora Aias riteneva la formazione sulla sicurezza una componente essenziale. L’Academy è una srl, quindi una società di capitali con fini di lucro che però è controllata da Aias: ciò le dà una configurazione speciale di mercato nel senso che l’obiettivo è fare una formazione che sia veramente efficace e che non abbia l’obiettivo primario di fare business sui corsi.
Perché la scelta di far entrare in anni recenti delle aziende nell’azionariato dell’Academy?
Da quattro anni abbiamo aperto l’azionariato della srl con una logica di mantenere comunque sempre la maggioranza a 16 aziende presenti su tutto il territorio nazionale che hanno voluto investire in una realtà di formazione con queste caratteristiche di settore alto del mercato. Quindi non aziende che vogliono fare formazione con l’obiettivo prioritario di fare business bensì aziende che hanno nella loro mission quella di migliorare le condizioni di salute e sicurezza nel Paese.
Sono aziende con specializzazioni varie: dal rischio biologico e rischio legionella alla pulizia dei sistemi di trattamento aria, o grandi aziende di ingegneria presenti in un determinato settore e rappresentano Aias Academy in esclusiva geografica.
Chi sono i docenti e i partner dell’Academy?
Una delle caratteristiche fondamentali dell’Academy è fare solo attività di docenza e non di consulenza, ciò anche per non entrare in competizione con parte dei soci che sono i proprietari e che spesso nelle loro attività sono anche consulenti nel settore della sicurezza. Detto ciò, per fare una formazione di qualità ed efficace noi ci rivolgiamo a esperti che vengono dalle attività produttive. Sono manager di grandi aziende, esperti, professori universitari, giuristi, affiancati da tutor che (loro sì) sono dipendenti dell’Academy: ciò qualifica i nostri corsi come corsi che se da un lato hanno un costo elevato dall’altro hanno un’alta qualità garantita.
Sempre più ore e sempre più corsi sulla sicurezza, ma la situazione degli infortuni in Italia rimane allarmante e non migliora. Cosa non funziona?
La formazione nella salute e sicurezza è diventata obbligatoria (prima con la L. 626 e poi con la L.81) da poco più di 20 anni. Purtroppo i dati ci dicono che negli ultimi 15 anni le condizioni di salute e sicurezza in Italia non sono migliorate: abbiamo 1.200 morti l’anno, riportati dai dati Inail i quali non coprono tutto il settore lavorativo in quanto riguardano sì la maggioranza dei dipendenti assicurati Inail, ma ci sono anche 5 milioni di lavoratori non coperti da Inail. Si aggiungono, sempre dati Inail, 500mila infortuni circa e le malattie professionali sempre in aumento allora ci si chiede se tutta la formazione che si fa sia davvero utile o se sia soltanto un business per i formatori. A questa domanda in parte ha tentato di rispondere il nuovo accordo Stato-Regioni del 2025, ma non basta. Purtroppo la formazione è vissuta da buona parte dei formatori e anche dei discenti come obbligo meramente formale per ottenere un attestato che conferma di avere assolto a quanto viene prescritto e non di avere appreso le basi su sicurezza e salute.
Cambiare logica è possibile?
Chi utilizza la formazione di Aias Academy sa che il nostro approccio ribalta tale logica: facciamo anche la formazione obbligatoria, ma l’impostazione è quella di lavorare per un impatto reale sulla conoscenza del singolo lavoratore, preposto, datore di lavoro. Una formazione che cambi l’organizzazione del lavoro e incida sulla sicurezza. Tanto che da molti anni come associazione abbiamo dichiarato l’assurdità di aumentare ogni anno il numero di ore obbligatorie di formazione, ma senza che ciò incida sui risultati. E’ inutile fare una formazione obbligatoria con l’obiettivo dell’attestato: è necessaria una formazione che si concluda con una verifica dell’efficacia della formazione stessa.
Come fare tale verifica e chi la deve fare?
Ottenuto l’attestato serve un esame di verifica. Sull’esaminatore è necessario che se ne faccia carico il settore pubblico o un ente terzo che non fa attività formative. Ora si arriva all’attestato sulla formazione obbligatoria, non di rado ottenuto in corsi per la sicurezza in cui ci si addormenta sul banco come accade quando. Con ciò intendo dire che c’è un grosso problema anche culturale se i datori di lavoro e i lavoratori avvertono la formazione come una seccatura obbligatoria che non incide.
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