Manifattura, in Lombardia risale la produzione con la spinta dell’export
L’Osservatorio economico di Unioncamere Lombardia ha presentato i dati sul settore industriale: produzione +1,2%, fatturato +2,5%, ordini interni +1,1% e quelli esteri +3,1%. Nel 2025 la quota di fatturato estero dell’industria si è mantenuta elevata (38,9%)
Milano
La manifattura lombarda chiude il 2025 in positivo, trainata soprattutto dall’export. L’Osservatorio economico di Unioncamere Lombardia ha presentato lunedì mattina i dati sul settore industriale: produzione +1,2%, fatturato +2,5%, ordini interni +1,1% e quelli esteri +3,1%. Nel 2025 la quota di fatturato estero dell’industria si è mantenuta elevata (38,9%).
L’occupazione registra un lieve calo (-0,6% rispetto al 2024), mentre la quota di imprese che ricorre alla Cig resta stabile al 10,9%. Cresce invece l’incidenza delle ore di cassa integrazione sul monte ore trimestrale (2,1%), con un impatto maggiore sui settori della meccanica, dei mezzi di trasporto e del tessile e abbigliamento.
Dal punto di vista congiunturale, la produzione aumenta dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, in linea con il fatturato (+0,6%). Gli ordini interni restano sostanzialmente stabili, con una lieve flessione dello 0,2%, mentre continua la dinamica positiva della domanda estera (+0,6%).
«Capacità di adattamento, vocazione internazionale, attitudine all’innovazione sono le principali cause di questa performance, ma merito va dato anche alla capacità lombarda di fare sistema a tutela del sistema produttivo regionale come avviene anche sui principali dossier europei - ha aggiunto Giuseppe Pasini presidente Confindustria Lombardia - Persistono comunque difficoltà in settori più impattati da incertezze e complicazioni normative: tra questi il tessile, la gomma-plastica, la siderurgia e i mezzi di trasporto. Nel 2026, per sostenere questa crescita, serve far ripartire gli investimenti rafforzare il mercato interno per compensare l’impatto delle tensioni internazionali, proteggere le produzioni Made in EU ed eliminare i dazi interni come ETS, burocrazia e caro energia».
Nel comparto artigiano nel 2025 la produzione è cresciuta dell’1% sul 2024, il fatturato dell’1,3%, gli ordini interni dello 0,2% e quelli esteri del 2,5%. La quota di fatturato estero si attesta al 6,5%, più contenuta rispetto all’industria, a conferma delle maggiori difficoltà delle piccole imprese nel cogliere le opportunità dei mercati stranieri. Il saldo occupazionale è leggermente positivo (+0,2%) e la Cig rimane molto contenuta, pari allo 0,5% del monte ore trimestrale.
A livello congiunturale, il trimestre mostra un’evoluzione lievemente favorevole: la produzione cresce dello 0,7%, il fatturato dello 0,6%, gli ordini interni dello 0,4% e quelli esteri dello 0,9%.
«Il 2025 si chiude con un segno positivo per l’artigianato e le pmi lombarde, ma la crescita resta contenuta e fragile, il principale fattore critico è l’aumento dei costi di produzione, segnalato dal 63% delle nostre aziende – ha sottolineato Eugenio Massetti presidente di Confartigianato Lombardia - Il divario fiscale sull’energia penalizza in modo particolare le più piccole, generando in Lombardia un extracosto superiore a un miliardo di euro. Per trasformare la resilienza in crescita strutturale servono energia competitiva, strumenti semplici per investire e un sistema formativo allineato ai bisogni reali delle imprese».
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