Meno frontalieri. La diminuzione dopo anni di crescita

Statistica Il numero dei lavoratori sotto quota 79mila. È presto per capire se il calo è legato alle nuove norme o se dipende da una variazione legata alla stagionalità

Dopo una cavalcata inarrestabile, pandemia inclusa, nell’ultimo trimestre del 2023 (i dati sono stati resi noti solo ieri mattina dall’Ufficio federale di statistica) i permessi “G” attivi in Ticino hanno fatto segnare un rallentamento pari all’1%, scendendo sotto quota 79 mila e attestandosi a 78.738.

Se si sia trattato di un calo - molto contenuto in verità - fisiologico e di un primo segnale legato alle nuove regole d’ingaggio imposte dall’accordo fiscale tra Italia e Svizzera in vigore dallo scorso 18 luglio è presto per dirlo. Di sicuro al momento è un po’ più lontana quella “quota 80 mila frontalieri” che la Lega dei Ticinesi aveva indicato come punto di non ritorno per le dinamiche occupazionali ticinesi, soprattutto riferite al terziario, che include sanità, ristorazione, hotellerie e non da ultimo commercio e attività professionali e scientifiche. «È evidente che sebbene il trend dell’ultimo trimestre del 2023 rispetto a quello precedente manifesti un calo, se si amplia il raggio temporale dell’analisi, si nota il saldo numerico - mettendo a confronto i trimestri finali del 2022 e del 2023 - registri un aumento di circa l’1,5%», fa notare Marco Contessa, responsabile nazionale Frontalieri della Cisl.

Da questa prima sottolineatura ne deriva un’altra altrettanto importante, direttamente connessa al fatto che «questo aumento su base annua non si realizza più nei consueti settori dell’industria, delle costruzioni nonché quello dei servizi alla ristorazione», ma i dati - per dirla ancora con Marco Contessa - «che registrano le variazioni maggiori sono quelli delle attività professionali o della sanità ed assistenza, dove si registra una crescita costante che arriva a sfiorare, per questi settori, il 5% su base annua». Segno evidente quest’ultimo che «la qualità e la professionalità della forza lavoro di cui la Svizzera necessita continuano a rappresentare un richiamo, che prosegue avanti in modo costante».

Il Ticino peraltro, insieme alla Svizzera nordoccidentale, è stata la regione che ha chiuso il 2023 con un segno “meno” relativo ai permessi “G”. Per dare un termine di paragone diretto, la regione che fa capo a Zurigo ha fatto registrare un +1,8% negli ultimi tre mesi dell’anno e addirittura un +4,3% su base annua. Eppure da Zurigo non sono giunti appelli a contingentare i permessi “G” come quelli a firma della Lega dei Ticinesi, le cui velleità sono state subito raffreddate dal Consiglio federale, che per l’ennesima volta ha ribadito un concetto di fondamentale importante anche per le dinamiche del nuovo accordo fiscale e cioè che la libera circolazione non si tocca.

A livello federale, a fine dicembre, il numero di persone frontaliere straniere con un permesso “G” attivi ha infine raggiunto quota 393 mila, con una progressione del 3,5% su base annua. «Poco più della metà di tutti i frontalieri era domiciliata in Francia (57%), mentre il 23,2% e il 16,5% rispettivamente in Italia e in Germania - la sottolineatura dell’Ufficio federale di Statistica -. Negli ultimi cinque anni il numero di frontalieri è aumentato da 326 mila nel 4° trimestre 2018 a 393 mila nel 4° trimestre 2023, il che corrisponde a un incremento del 20,5%».

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