Negozi in calo, ma più occupati
Commercio Negli ultimi dieci anni sono state perse oltre 500 attività, in crescita gli addetti: +5.500. Il “paradosso immobiliare”: a fronte di un calo del valore d’acquisto dei locali, gli affitti sono cresciuti del 12,8%
Como
Nell’arco di dieci aumentano gli occupati nel commercio di prossimità, ma diminuiscono i negozi sul territorio.
Dal 2015 al 2025, secondo l’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale realizzato da Nomisma, la Lombardia ha perso oltre 13mila imprese mentre gli addetti sono aumentati di quasi 78.500 unità, la provincia comasca vede una diminuzione di 554 attività è un aumento del 27% degli operatori, più 5.485 in dieci anni.
«Oggi il commerciante deve dotarsi di competenze che in passato probabilmente non erano necessarie o che comunque riusciva a compensare in modo più semplice – afferma Graziano Monetti direttore Confcommercio Como - Questo anche per far fronte agli adempimenti burocratici e ai cambiamenti nelle modalità di acquisto e di vendita, dall’online ad altre forme di distribuzione. Tutto ciò comporta la necessità di strutturarsi in modo più complesso, anche attraverso organizzazioni più articolate con l’inserimento di personale con competenze specifiche».
Una rilevazione dell’Ufficio Studi di Confcommercio segnala che dal 2012 a oggi a livello nazionale gli occupati italiani siano cresciuti di 3,7 punti, mentre quelli stranieri di 51,8: «Un dato che evidenzia il ruolo di inclusione e di integrazione che il commercio di prossimità e quello tradizionale svolgono nella società».
Negozi di vicinato
A livello settoriale i negozi di vicinato sono i più colpiti, mentre la ristorazione si espande, confermandosi il comparto più dinamico: «Il dato è condivisibile, ma cambia in modo significativo da zona a zona, incide la maggiore presenza turistica, così come le diverse caratteristiche delle economie locali. È un ragionamento che va sempre calato nel contesto specifico. Sul commercio è inoltre importante distinguere e valorizzare quello tradizionale, storico e di qualità. La qualità non è intesa tanto nel prodotto in sé, quanto nel fatto che contribuisce a restituire identità a un territorio. Ed è proprio questo l’elemento centrale anche in relazione al turismo, il visitatore cerca i negozi che rappresentano il territorio e ne raccontano l’identità attraverso ciò che propongono».
Nella ricerca Nomisma si parla inoltre del “paradosso del commercio locale”, dal 2015 al 2025 in provincia di Como a fronte di una riduzione media dei valori di compravendita dei negozi dell’11,5%, i canoni di affitto hanno fatto registrare un aumento del 12,8% evidenziando la crescente pressione dei valori immobiliari sugli esercizi commerciali di prossimità come una delle principali cause di espulsione dal mercato: «Nei contesti a forte vocazione turistica gli affitti raggiungono livelli molto elevati e spesso diventano costi difficilmente sostenibili. In altre zone il quadro è differente. L’affitto è una delle voci principali di costo per il commercio tradizionale che, insieme a tutti gli altri fattori, dagli adempimenti burocratici al costo del personale, fino ai numerosi obblighi amministrativi, contribuisce a un significativo appesantimento dei costi».
La desertificazione commerciale è una delle battaglie principali di Confcommercio Como e su questo punto Monetti ricorda il lavoro portato avanti nell’ambito dei distretti del commercio: «Un esempio di collaborazione strutturata tra pubblico e privato che consente di sviluppare interventi realmente su misura per il territorio».
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