Piano Casa Italia, approvato il decreto legge

Antonio Moglia (Ance Como): «Ora si attendono ora la conversione in legge e gli eventuali correttivi che dovrebbero includere la leva fiscale per agevolare le ristrutturazioni, intervento che invece attualmente è stato disatteso»

Como

È stato approvato il decreto legge che dà attuazione al Piano Casa Italia, si attendono ora la conversione in legge e gli eventuali correttivi «che dovrebbero includere la leva fiscale per agevolare le ristrutturazioni, intervento che invece attualmente è stato disatteso. Sono state messe a disposizione poche risorse: si parla di programmi importanti, ma i plafond di spesa sono previsti in moltissimi anni» così Antonio Moglia, componente della commissione “Economico-Finanziaria” di Ance Como, del “Centro studi” di Ance Lombardia e del coordinamento tributario dell’Ance, commenta il Piano Casa che fissa in dieci anni l’orizzonte per la realizzazione di 100mila alloggi tra recupero del patrimonio pubblico, housing sociale e investimenti privati. Il provvedimento mobilita complessivamente fino a 10 miliardi di euro tra risorse nazionali ed europee.

«Come è sempre stato dimostrato, se non si abbina l’incentivo per il recupero del patrimonio edilizio e la semplificazione delle procedure alla leva fiscale, le ristrutturazioni in Italia non si fanno – prosegue Antonio Moglia - c’è bisogno di tutti questi pilastri, incluso quello fiscale». Le agevolazioni fiscali possono certamente derivare dai bonus, ma nell’ambito delle case di fascia media e bassa, dove la capienza fiscale delle persone non è adeguata per il recupero fiscale, si può pensare ai finanziamenti.

È proprio alla popolazione con un imponibile basso e con quindi scarsa capacità di recupero delle agevolazioni fiscali che si rivolge il sollecito di Ance.

«Al provvedimento manca la parte delle agevolazioni, che è imprescindibile – spiega Moglia - in questo piano casa la leva fiscale è assente, con molta delusione perché pensavamo fosse prevista sulla scorta dell’esperienza passata. Lo sconto in fattura e il recupero immediato sembrano strumenti ormai da archiviare; si parla di recupero in dieci anni. Se la persona è capiente, è giusto che utilizzi la detrazione in dieci anni, ma se invece una persona non è imponibile resta penalizzata». In sintesi, escludendo per tutti strumenti di recupero fiscale immediati, si discrimina parte della popolazione, proprio quella parte di proprietari di case che probabilmente hanno maggiore necessità di operare una ristrutturazione. Soprattutto perché all’orizzonte si profila la Direttiva europea Case Green.

«L’Italia deve dare una risposta alla Direttiva Case Green – ricorda Antonio Moglia - ma sappiamo già che l’orientamento sulle scelte non arriverà entro il 28 marzo. Altri paesi, come la Spagna, sono più avanti nell’applicazione della direttiva e introducono, oltre a finanziamenti a tasso quasi zero, lo sconto in fattura per le classi più disagiate. Hanno copiato il nostro modello, che noi abbiamo invece escluso, perché è la leva fiscale più importante per gli incapienti».

In Europa c’è chi incentiva il fotovoltaico, chi le pompe di calore o chi fa finanziamenti agevolati a tasso zero da rimettere in gioco una volta restituiti. «Lo sconto in fattura è il modello inventato dal nostro governo per rilanciare il settore dopo la crisi post-covid; tralasciando gli aspetti negativi del 110%, dal lato tecnico ha raggiunto obiettivi importanti che ci hanno avvantaggiato rispetto ad altri paesi – osserva l’esperto di Ance Como - la scelta di contemperare gli aspetti fiscali nel Piano Casa sarebbe molto positiva. La Direttiva porterà ad avere un patrimonio immobiliare che non consuma energia fossile, a vantaggio del Paese, dell’ambiente e delle bollette degli italiani. Si tratta di una strategia fondamentale per il futuro e per l’indipendenza energetica del nostro Paese».

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