Sciarpe e cravatte “high-tech”, Pitti Uomo premia il made in Como

Fashion Segnali di ripresa dalla rassegna fiorentina. Bilancio positivo per il comasco Stefano Cau

Pitti Uomo 109 chiude con un bilancio positivo sia in termini di afflusso sia di qualità del business generato. Secondo le prime stime diffuse dagli organizzatori, i flussi complessivi risultano in linea con l’edizione di gennaio 2025, con una presenza internazionale stabile e un incremento dell’interesse proveniente dagli Stati Uniti. Un dato che conferma come il salone fiorentino resti un punto di riferimento per interpretare l’orientamento reale del mercato uomo in una fase caratterizzata da consumi selettivi e forte attenzione al rapporto qualità-prezzo.

La percezione è confermata anche dagli espositori. Tra questi, Stefano Cau – creativo comasco specializzato in accessori di alta gamma – ha presentato al salone la nuova collezione Autunno/Inverno 2026-27, riscontrando un livello di attiper il vità superiore alle attese. «Ho incontrato molti clienti. Per la prima volta avevo già schedulato una ventina di appuntamenti ancor prima dell’inizio della fiera, di cui dodici con buyer americani» spiega Cau. Un segnale di reattività che evidenzia come il mercato statunitense, pur selettivo, continui a cercare prodotto distintivo e ad alto contenuto qualitativo.

Buoni riscontri anche sul fronte italiano. «Il feedback dei retailer è positivo: si aspettano un miglioramento delle prospettive legato al ritorno all’eleganza, con un ridimensionamento dell’athleisure e dello streetwear» aggiunge l’imprenditore. Una tendenza che sta riportando attenzione sull’accessorio classico, in particolare cravatte, sciarpe e foulard, categorie che storicamente rappresentano uno dei motori del distretto serico comasco.

La collezione di Cau per il prossimo inverno investe proprio su questa direzione. «Ho presentato sciarpe, sciarpine, bandane e foulard che funzionano anche per la donna, ampliando le possibilità di utilizzo e quindi la resa commerciale» racconta. Assenti in mostra, per questa edizione di Pitti, le camicie: «Ero in ritardo con la produzione del campionario, anche se restano parte integrante della mia offerta».

Ampia la proposta di cravatte, segmento su cui Cau introduce ulteriori sperimentazioni tecnologiche. «Grazie all’ink-jet ho potuto sviluppare disegni piazzati ed effetti armaturati impossibili da ottenere con i limiti del telaio tradizionale. Ho puntato più sulla stampa rispetto al tinto-in-filo, lavorando su motivi American Vintage degli anni Settanta». L’innovazione digitale consente di combinare estetica classica e maggiore flessibilità produttiva, un fattore oggi cruciale per rispondere alle richieste di personalizzazione dei mercati internazionali.

Il quadro complessivo restituisce l’immagine di una manifestazione che, pur in uno scenario macroeconomico non ancora stabilizzato, conferma la centralità del Made in Italy e della sua capacità di proporre prodotto di altissimo contenuto manifatturiero. Le prime indicazioni raccolte a Firenze evidenziano una maggiore fiducia rispetto a dodici mesi fa, con un ritorno progressivo a categorie più formali e un rinnovato interesse per la qualità dei materiali, l’artigianalità e la ricerca estetica.

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