Settimana della moda milanese, made in Como tra i protagonisti
L’appuntamento Dietro ogni stampa c’è una filiera industriale che unisce creatività e competenza tecnica
Milano
Alla settimana della moda milanese dedicata alle collezioni donna, accanto alle grandi maison internazionali si rafforza la presenza dei marchi lariani. Realtà che hanno costruito negli anni una riconoscibilità globale grazie a un elemento preciso: lo stampato, diventato vero codice identificativo del Made in Como.
Non è solo una questione estetica. Dietro ogni stampa c’è una filiera industriale che unisce creatività e competenza tecnica, archivi storici e capacità produttiva. È un linguaggio che nasce nei distretti serici e arriva sulle passerelle internazionali.
Emblematico il percorso di Pierre Louis Mascia, il cui brand fa capo al gruppo Achille Pinto, che ne ha acquisito la maggioranza nel 2018 dopo una collaborazione avviata nel 2007. Qui la stampa è la firma assoluta. Per l’autunno-inverno 2026-27 le grafiche – diciotto in totale – sono pensate per essere combinate tra loro, sovrapposte, rilette. La palette è calda e intensa: marroni bruciati, verde bottiglia, ottanio e burgundy attraversati da accensioni di fucsia. I motivi ricordano venature naturali, segni antichi, mappe immaginarie. I capi sembrano costruiti per stratificazione, come se fossero ricomposti da frammenti: l’abito diventa protezione, la sciarpa un elemento identitario.
La ricerca non rinuncia alla sperimentazione, ma il messaggio resta chiaro: la stampa non è decorazione, è architettura del capo. È ciò che rende immediatamente riconoscibile un prodotto nato a Como.
Un approccio diverso ma altrettanto radicato nel territorio è quello di Antonio Riva, lecchese, tra i più famosi stilisti di wedding, che con la collezione “Ninfee” trae ispirazione dalle atmosfere sospese dei dipinti di Claude Monet.
Qui il tessuto diventa superficie luminosa: trasparenze e sovrapposizioni evocano riflessi d’acqua, mentre la palette alterna viola e glicine, verdi profondi, blu intensi e rosa amarena. L’effetto è pittorico, ma la costruzione resta sartoriale, con silhouette morbide che accompagnano il movimento del corpo. Anche in questo caso la forza sta nell’identità: un segno stilistico coerente e riconoscibile. Sul fronte dell’outerwear, Sealup consolida il proprio percorso con “New Step”, collezione che rilegge i capi iconici – peacoat, trench, cappotti – attraverso nuovi volumi e un fit aggiornato. L’azienda rivendica una filiera totalmente integrata e interamente italiana: progettazione e produzione si svolgono negli stabilimenti di proprietà, in un equilibrio tra artigianalità e tecnologia.
Anche qui il codice identificativo è chiaro: continuità stilistica, qualità dei materiali, controllo diretto della manifattura.
Se le passerelle milanesi rappresentano il palcoscenico, il cuore produttivo resta nel distretto comasco. È lì che lo stampato si conferma non solo elemento creativo ma leva industriale e strategica.
Un patrimonio che unisce memoria e innovazione e che continua a rendere il Made in Como una firma riconoscibile nel panorama internazionale.
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