Siderurgia in difficoltà. «Ma segnali positivi
dopo 10 anni in calo»

Siderweb A maggio 2027 il nuovo Made in Steel per un bilancio del settore a livello nazionale. «Il Paese e le sfide tra conflitti e decarbonizzazione»

Made in Steel, l’evento fieristico più atteso dalla filiera dell’acciaio, si terrà l’11, 12 e 13 maggio 2027 a Fieramilano Rho.

L’annuncio è stato dato l’altro ieri (giovedì) in conferenza stampa dai rappresentanti di quella che è oggi la nuova alleanza strategica costituita da Siderweb-Made in Steel e da Fiera Milano, entrata nel capitale di Siderweb con una quota del 70%, in un’operazione finalizzata a rendere Made in Steel il primo evento mondiale della filiera dell’acciaio.

Lancio

Il lancio della nuova edizione, che quest’anno vedrà salire da due a tre i propri padiglioni, (articolo a fondo pagina) è stato occasione per fare il punto sul mercato.

A spiegare come si inserisce la prossima edizione di Made in Steel nel contesto della siderurgia italiana ed europea è stato Emanuele Norsa, analista e coordinatore delle strategie editoriali e dei contenuti di Siderweb.

«Nei nostri dati – ha detto Norsa - sono evidenti le difficoltà che la siderurgia italiana sta attraversando: la produzione di acciaio liquido in Italia è in decrescita costante dal 2022. Dal 2025 abbiamo visto una ripresa rispetto al 2024, ma negli ultimi 10-15 anni l’Italia ha perso circa 5 milioni di tonnellate».

Sottolineatura

Norsa ha sottolineato come anche il nostro Paese sia all’interno di un mercato complicato fra varie sfide sfide, dalla decarbonizzazione ai nuovi assetti geopolitici e commerciali.

Ma sebbene nell’ultimo decennio la decrescita sia stata chiara e abbia raggiunto nel 2024 un livello inferiore a quello del 2020, anno del Covid, gli elementi positivi non mancano.

Nell’outlook dell’ufficio studi di Siderweb, l’Italia può tornare nei prossimi 10-15 anni vicina ai 25 milioni di tonnellate di produzione, perché (in un caso abbastanza unico in questa fase) ha in corso due piani potenziali di rilancio per i poli di Piombino e Taranto, «due piani – ha sottolineato Norsa - in cui sono coinvolti perlopiù operatori stranieri a conferma dell’interesse internazionale verso la possibilità di sviluppare la siderurgia in Italia. E’ difficile sapere oggi che direzioni prenderanno le decisioni politiche e industriali su questi piani, se venissero confermati l’Italia tornerebbe protagonista. Senza dimenticare che comunque oggi il nostro Paese rimane il secondo produttore siderurgico d’Europa, confermandosi centrale nel settore e viene punto interessante di sviluppo».

Import

L’Italia rimane inoltre terzo importatore mondiale di prodotti finiti e semi finiti di acciaio, superando, nel 2023, la Germania.

Guardando a Paesi europei che hanno sistemi portuali molto importanti, come il Belgio e l’Olanda, come punti di arrivo dell’acciaio in Europa, l’Italia è il primo player nelle importazioni.

«Ciò naturalmente crea delle competizioni con la siderurgia italiana ed europea che vanno gestite – ha aggiunto Norsa - ma mostra anche quanto il mondo siderurgico guardi all’Italia se pensiamo che a superarla nelle importazioni sono gli Stati Uniti (che stanno diminuendo le importazioni) e la Turchia, grande polo di collegamento Est-Ovest»

L’Italia ha anche un inserimento centrale nell’area mediterranea, dove a fronte di una produzione europea che negli ultimi 4 anni ha perso 15 milioni di tonnellate, nello stesso periodo la produzione del Mediterraneo è in crescita. «Se è vero – ha concluso Norsa - che siamo in una fase di necessità di riorganizzare produzioni e strategie siderurgiche a livello europeo è altrettanto vero che ci sono grandi opportunità in cui l’Italia ha ruolo centrale sia per lo sviluppo di nuove produzioni siderurgiche, sia nel commercio internazionale, sia nel ruolo giocato come secondo produttore europeo, sia come chiave nel mediterraneo».

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