Svizzera, ristorni a rischio: «Meno soldi all’Italia»

Il caso Le parole di Christian Vitta, consigliere di Stato, creano allarme: «Con la tassa sulla salute vengono meno i presupposti dell’accordo»

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In un’intervista al “Corriere del Ticino” prima e con un lungo post affidato ai social istituzionali poi, il consigliere di Stato (nonché direttore del Dipartimento delle Finanze e dell’Economia) Christian Vitta ha lanciato il guanto di sfida all’Italia ed ai Comuni di confine sul tema sensibile dei ristorni, senza i quali soprattutto i piccoli Municipi non potrebbero chiudere i bilanci.

L’intervento

«Con l’introduzione della “tassa sulla salute” sono cambiate le condizioni che regolavano l’accordo tra Italia e Svizzera sull’imposizione ai frontalieri - le sue parole, affidato al profilo social istituzionali -. Dunque la Confederazione dovrebbe rivedere al ribasso la quota dei ristorni da versare all’Italia». Si tratta di uno spartiacque importante tra presente e futuro quello pronunciato ieri da un esponente moderato del Governo ticinese e che ancora una volta conferma l’effetto domino - in negativo - creato dalla “tassa sulla salute” ovvero dal balzello (che Regione Lombardia definisce contributo) richiesto all’interno della Legge di Bilancio 2024 ai “vecchi” frontalieri ovvero ai nostri lavoratori occupati oltreconfine.

Colpire i ristorni significa non solo mettere in discussione un’entrata insostituibile per Comuni e realtà di confine, ma anche rimescolare le carte dei rapporti istituzionali tra i due Paesi, incrinati dalle polemiche innescate dalla gestione (per parte svizzera) dell’inchiesta dopo il rogo di Capodanno a Crans-Montana. Peraltro la Regione Piemonte - lo ricordiamo - ha fatto sapere agli 8 mila frontalieri del Verbano Cusio Ossola di non aver alcuna intenzione di dar corso all’applicazione della “tassa sulla salute”, mentre Regione Lombardia - in attesa dei decreti attuativi - sembra convinta a tirare dritta per la propria strada.

Chiarimenti

Per inciso, l’ultimo assegno staccato dalla Svizzera all’Italia ha raggiunto la quota record di 128 milioni di franchi, 112 dei quali riconducibili direttamente al Ticino. Ed è su questo gruzzoletto che ora il Governo cantonale ha accesso i riflettori. “«Il ristorno è riconosciuto perché dal lato italiano non viene prelevata alcuna imposta sui frontalieri - ha rimarcato Christian Vitta -. Ora con l’introduzione di una nuova imposta in Italia, vale a dire la “tassa sulla salute”, verrebbe meno uno dei presupposti dell’accordo». Parole che non lasciano spazio ad alcun tipo di interpretazione e su cui inevitabilmente la nostra politica - a tutti i livelli istituzionali - dovrà chiedere chiarimenti.

Stando così le cose, secondo il direttore del Dipartimento delle Finanze e dell’Economia «la Svizzera deve far valere gli elementi tecnici e giuridici che possono portare a una decurtazione dei ristorni. Ne beneficerebbero i Cantoni (Ticino, Grigioni e Vallese) nonché la stessa Confederazione». Difficilmente, a fronte di un accordo blindato come quello in vigore dal 17 luglio 2023, Berna avallerà questa scelta. Ciò nonostante è opportuno sin d’ora, sul lato italiano della frontiera, tenere alta l’attenzione.

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