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Sabato 10 Gennaio 2026
Tassa sulla salute, caos tra le Regioni. No del Piemonte, la Lombardia va avanti
La misura Territori di confine divisi sull’applicazione del contributo per i “vecchi” frontalieri. L’annuncio del sottosegretario e la decisione delle organizzazioni sindacali: «Faremo ricorso»
Como
Che si sarebbe andati in ordine sparso quanto all’applicazione della “tassa sulla salute”, il balzello destinato ai “vecchi” frontalieri contenuto nella Legge di Bilancio 2024, era chiaro sin dall’inizio. Ora dopo segnali che andavano in questa direzione, è stato il sottosegretario alla presidenza della Regione Piemonte, Alberto Preioni, a confermare al quotidiano “La Stampa” che «per il momento il Piemonte non intende approvare norme per rendere effettivo il prelievo fiscale sui “vecchi” frontalieri». Un garbato “no grazie” che dal Piemonte è stato di fatto ufficializzato a meno di un mese dalla pubblicazione del (relativo) Decreto in Gazzetta ufficiale, con le firme del ministero della Salute e del Mef l’una accanto all’altra.
Ora all’appello mancano i decreti attuativi. Se da un lato Regione Lombardia attraverso l’assessore Massimo Sertori ha precisato che il versamento della “tassa sulla salute” ci sarà, ma non sarà retroattivo, il sottosegretario alla presidenza della Regione Piemonte - rivolgendosi anzitutto agli 8 mila frontalieri del Verbano-Cusio-Ossola - ha ribadito un concetto già espresso più volte da alti esponenti della politica regionale piemontese e cioè che «il Piemonte non approverà né delibererà leggi per rendere effettiva questa tassa a carico dei nostri frontalieri». Una posizione diametralmente opposta a quella di Regione Lombardia che invece ha fatto sapere con i crismi dell’ufficialità che “’la «tassa sulla salute” verrà applicata con l’aliquota più bassa, ovvero il 3% del reddito netto di ciascun “vecchio” frontaliere». Il prelievo da parte del Pirellone partirà «solo da quando il provvedimento sarà attuato, quindi a partire dal 2026 sul reddito del 2025».
«Da quando il Governo italiano ha deciso di introdurre dal dicembre 2023 la “tassa sulla salute”, la Regione Piemonte si è sempre dichiarata contraria dicendo che non l’avrebbe mai applicata - fa notare Andrea Puglia, vicesegretario cantonale del sindacato ticinese Ocst -. Tuttavia queste dichiarazioni contrastano con quanto c’è esplicitamente scritto nel decreto ministeriale pubblicato in Gazzetta ufficiale il 18 dicembre 2025, dove viene specificato che il Governo procede con la pubblicazione del Decreto sentiti i presidenti delle Regioni Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta nonché della provincia autonoma di Bolzano, le quali Regioni hanno espresso parere favorevole con tanto di nota scritta della conferenza delle Regioni datata 23 ottobre 2025. Quindi il Governo, carte alla mano, di fatto in Gazzetta ufficiale dichiara che anche Regione Piemonte ha dato il proprio assenso all’applicazione della tassa. Questo dire che si fa fatica a capire sino a che punto corrispondono al vero le dichiarazioni in base alle quali la Regione Piemonte non procederà al prelievo fiscale sui “vecchi” frontalieri».
Nel contempo, le organizzazioni sindacali restano sul piede di guerra. «Preso atto dell’indisponibilità al ritiro del provvedimento, ovvero alle sua modifica sostanziale, le organizzazioni sindacali procederanno al ricorso presso l’autorità giudiziaria al fine di adire alla Corte costituzionale per accertare profili di incostituzionalità», ha ricordato Giuseppe Augurusa, responsabile nazionale frontalieri della Cgil.
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