Economia / Como città
Mercoledì 18 Febbraio 2026
Terziario a Como: i servizi accelerano, mentre il commercio al dettaglio segna il passo
I dati presentati da Unioncamere Lombardia delineano uno scenario di incertezza per la distribuzione tradizionale
Como
Il settore terziario in Lombardia chiude il 2025 con un bilancio a due velocità: se i servizi accelerano con una crescita media del +2,1%, il commercio al dettaglio segna il passo, fermandosi a un modesto +0,9%. I dati presentati da Unioncamere Lombardia delineano uno scenario di incertezza per la distribuzione tradizionale, dove il comparto non alimentare appare il più sacrificato, limitando l’incremento allo 0,5%. Nonostante la tenuta complessiva del sistema economico regionale, si registra un calo degli ordini ai fornitori che riflette a monte l’erosione del potere d’acquisto delle famiglie.
In questo contesto regionale, la situazione della provincia di Como appare speculare a quella lombarda, evidenziando criticità strutturali che vanno oltre la semplice congiuntura economica. Secondo Graziano Monetti, direttore di Confcommercio Como, «i dati sono simili anche per la nostra provincia. La situazione è a macchia di leopardo: ci sono le zone più turistiche dove abbiamo dati positivi e zone meno turistiche dove rileviamo situazioni completamente ribaltate. In particolare, questa difficoltà per il commercio al dettaglio si riversa sul commercio di vicinato, che soffre tantissimo nelle zone periferiche e in quelle meno frequentate dal turismo, dove peraltro continua una presenza massiccia di insediamenti della grande distribuzione che generano ulteriore scompenso per la distribuzione tradizionale».
È in atto da alcuni anni, infatti, una estinzione progressiva e silenziosa dei piccoli negozi di vicinato. Pane, giornale, tabacchi e la spesa in drogheria hanno disegnato nel tempo il percorso quotidiano attorno al quale si riuniva una comunità. Un perimetro che si è rarefatto sotto la pressione della grande distribuzione.
Secondo Monetti, il fenomeno non risparmia nemmeno le aree a vocazione turistica, sebbene i sintomi siano differenti: «Nelle zone turistiche non si osservano altrettante chiusure di saracinesche, però c’è un dato preoccupante che si sta consolidando anno dopo anno: spariscono i commercianti legati alla tradizione, quelli che definiscono l’identità del territorio. Con la loro presenza e i loro prodotti generano un’appartenenza e una socialità uniche. Sempre più invece vengono oggi sostituiti da catene internazionali che spersonalizzano e appiattiscono l’offerta. Quindi il dato non ci sorprende; abbiamo forse delle zone del territorio un po’ più felici, ma la tendenza indubbiamente è simile a quella regionale».
Il direttore sottolinea l’urgenza di un intervento coordinato tra i vari livelli istituzionali per salvaguardare la funzione sociale del negozio di prossimità. «È necessario un lavoro forte da parte di comuni, camera di commercio e tutte le istituzioni che possono operare, non per fare una lotta di retroguardia, perché se il mercato detta quelle regole bisogna rispettarle – aggiunge Monetti - ma nella consapevolezza che la perdita del commercio porta con sé conseguenze negative anche nel sociale. Su questo siamo molto preoccupati».
Tornando ai dati regionali, l’indagine di Unioncamere Lombardia evidenzia come il settore dei servizi trovi linfa vitale soprattutto nelle attività legate all’alloggio e alla ristorazione, che beneficiano dei flussi turistici con un incremento del fatturato e un saldo occupazionale positivo del +0,9%. Al contrario, nel dettaglio alimentare i prezzi continuano a crescere soprattutto nei negozi specializzati, mentre le aspettative sugli ordini rimangono negative con un saldo di -11 punti. La sfida per il 2026 sarà dunque quella di bilanciare la crescita trainata dai servizi con la necessità di rigenerare un commercio urbano che rischia di perdere la sua funzione di presidio territoriale.
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