«Camera di Commercio Como e Lecco: ho visto l’unione, un’esperienza sfidante ma subito si è lavorato come unico ente»

L’intervista Giuliano Caramella, segretario Camera di Commercio in pensione dopo 35 anni, architetto della fusione delle due realtà lariane

Giuliano Caramella, segretario generale della Camera di Commercio Como-Lecco, ha visto nascere il trattino che ha unito in un unico ente le imprese di Como e di Lecco. Dopo aver lavorato 36 anni nelle Camere di Sondrio, Como e Lecco-Como, il 30 aprile a 65 anni chiude la sua carriera professionale vissuta con passione e impegno. Laureato in giurisprudenza, ha iniziato da ruoli di livello base fino ad arrivare alla carica di dirigente nel 2002 e di segretario generale nel 2007, un percorso che traspare dalle sue parole che rivelano umiltà e gratitudine.

Cosa è successo nel marzo del 2019?

I due enti autonomi di Como e Lecco cessarono di esistere dal punto di vista amministrativo e, in attuazione della legge, nacque per fusione la nuova Camera che prese il via ufficialmente con l’elezione del presidente Marco Galimberti. Lui come vertice politico, io come vertice amministrativo. È stata un’esperienza sfidante e impegnativa, ma anche di grande soddisfazione. Ogni epoca ha avuto le sue complessità, sia quando le Camere erano autonome sia dopo la nascita dell’ente unico. Mettere insieme due realtà con una storia di buona amministrazione, entrambe solide dal punto di vista patrimoniale e storicamente ben gestite, significava partire da basi molto buone, quasi bisognava impegnarsi per non ottenere un buon risultato. Detto questo, era inevitabile che l’unione di due enti con storie, abitudini e prassi amministrative diverse generasse qualche resistenza iniziale, emergevano dinamiche legate al “noi e loro”, ma che nel tempo sono state superate.

Nella gestione pratica come è avvenuto l’accorpamento?

Non è stato semplice, non si cambia mentalità da un giorno all’altro, ma abbiamo lavorato tutti insieme raggiungendo un ottimo risultato. L’indirizzo dato da Marco Galimberti è stato chiaro fin da subito: partire dal primo giorno come un’unica Camera, senza l’idea di “farlo in corsa”. Gli uffici erano unificati, così come le attività rivolte alle imprese. Non si ragionava più in termini di Como e Lecco, ma di Como-Lecco, seguendo quel trattino previsto dalla norma che ne sanciva l’unione. Se si sceglie di agire subito come un’unica realtà, l’impatto iniziale può essere più impegnativo, ma il percorso si accelera e, alla fine, il risultato è più solido e anche più appagante.

Qual è il ruolo della Camera unificata nel sostenere le imprese del territorio e con quale approccio opera?

È sempre stata una Camera molto attiva ed efficace, capace di affrontare anche momenti complessi, come il periodo Covid, l’anno successivo all’unione, perché il lavoro da fare nell’interesse delle imprese è sempre stato tanto. Le aziende del territorio sono il nostro punto di riferimento e il nostro compito è lavorare per loro. La Camera unificata le rappresenta tutte e deve impegnarsi a dare il meglio a ciascuna, senza distinzioni. Per questo è fondamentale adottare un approccio inclusivo, le imprese non hanno confini amministrativi e vanno considerate come un unico sistema da sostenere e valorizzare.

Nel corso della sua attività ha affiancato quattro presidenti.

Il primo è stato Paolo De Santis che ha deciso di scegliermi come segretario generale nel 2007, con lui ho condiviso sette anni di lavoro, poi Ambrogio Taborelli, quindi Marco Galimberti ed Ezio Vergani. Nelle Camere i presidenti cambiano abitualmente ogni cinque anni e, con tempi diversi, cambiano anche i segretari, io sono rimasto a lungo. Ho lavorato molto bene con ciascuno di loro e conservo un ricordo estremamente positivo di ogni esperienza, non solo professionale, ma anche umana, che porterò con me in futuro.

La pensione è anche sinonimo di bilanci, come descriverebbe la sua carriera lavorativa?

Ho vissuto un’esperienza professionale davvero bellissima, appagante e arricchente. Sono profondamente soddisfatto di aver lavorato in Camera di Commercio, un mestiere che ho amato da subito, da quando sono stato assunto a Sondrio e conoscevo solo in parte il ruolo delle Camere, ho trovato una realtà straordinaria, un’esperienza non solo professionale, ma anche di vita. Mi ritengo un uomo professionalmente fortunato. Ho dedicato la mia carriera alle Camere di Commercio, non ho svolto altri mestieri, mi sono impegnato totalmente per l’ente. Mi mancherà questo mondo, sono stato bene e ho avuto la possibilità di lavorare con tante persone con cui ho collaborato positivamente. Si arriva a ricoprire il ruolo di dirigente o segretario generale con responsabilità importanti e il compito di coordinare, ma se un ente funziona ed è riconosciuto come ben amministrato, il merito è di tutta la squadra. Ho incontrato persone capaci, che lavorano, c’è competenza, c’è voglia di fare, c’è aggiornamento. Faccio il tifo per le Camere e continuerò a farlo sempre, anche da lontano, seguendole con curiosità e interesse. Sono convinto che continueranno a fare bene.

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