
(Foto di Archivio)
Consorzio Igt I produttori di Como e Lecco sono ottimisti, e c’è la volontà di aumentare la superficie “vitata” secondo il presidente Casati
Como
«Uve sane e di qualità, ma il meteo di settembre è un’incognita - interviene alla vigilia della vendemmia 2025 Marco Casati, presidente del consorzio vini Igt Terre lariane – ottime le prospettive di crescita per il settore ma sull’espansione dei vigneti pesa la burocrazia: per impiantare nuovi vigneti bisogna fare domanda alla Regione con i tempi lunghi che non sono quelli dell’impresa».
La viticoltura nel territorio lariano si prepara alla vendemmia con un misto di ottimismo e preoccupazione. Le uve si presentano sane e di ottima qualità, ma le recenti perturbazioni, con il rischio di grandinate, mantengono prudenti le previsioni degli addetti ai lavori. Il consorzio vini Igt Terre lariane rappresenta 28 produttori, circa il 65-70% della produzione è raccolta in provincia di Lecco, il restante nel comasco. Lo scorso anno, la produzione totale del consorzio si è attestata intorno alle 150.000 bottiglie.
«Siamo una piccola realtà se paragonati ad altre zone vinicole più grandi - spiega Casati - ma abbiamo una varietà incredibile di tipologie che ci permette una produzione molto versatilite. A differenza della Valtellina, che è molto conosciuta per una rosa di vitigni, il nostro disciplinare ci consente di produrre bianchi, rossi e riserve, offrendo una notevole scelta al consumatore». Il mercato di riferimento è prevalentemente locale. «Il lago di Como attira un turismo notevole e questo è una grande risorsa – osserva Casati - i turisti che soggiornano qui assaggiano i nostri vini e poi li cercano nelle enoteche del nord Europa o in altre località. C’è una parte di esportazione, anche verso gli Stati Uniti, ma la maggior parte del consumo è qui».
Per la stagione in corso, le premesse sono buone. «Dal punto di vista sanitario le uve sono belle e anche i quantitativi sono giusti. Non puntiamo mai su grosse quantità, ma sulla qualità - afferma il presidente - la maturazione è andata bene, non è stata un’estate particolarmente negativa. Ora, però, siamo nel mese più delicato, quello della vendemmia. Proprio in questi giorni sto monitorando il mio vigneto dopo una piccola grandinata. L’acqua non è un problema grave, ma se la grandine ci colpisce duramente in questo momento, i danni possono essere seri. Fino a ora la stagione è proseguita senza grossi problemi, ma l’incertezza rimane».
Guardando al futuro, c’è una chiara volontà di espandere le superfici vitate. «C’è l’interesse di tante nuove persone a inserirsi nel settore e di aziende già esistenti ad aumentare la produzione. Il nostro è un territorio vasto, con 28 produttori distribuiti su due province, quindi lo spazio non mancherebbe» sottolinea Casati. L’ostacolo principale, però, è di natura burocratica. «C’è un problema normativo invalidante. La singola azienda non può decidere autonomamente quanto e come impiantare nuovi vigneti, ma deve fare domanda tramite la regione Lombardia al catasto vigneti europeo. I tempi di risposta sono molto lunghi e non sono mai i tempi di un imprenditore. Questo meccanismo farraginoso limita l’imprenditorialità, anche dei tanti giovani che si stanno avvicinando a questo mondo».
Una situazione che sorprende, considerando la crescente vocazione vitivinicola del territorio. «Storicamente - conclude Casati - tutta la fascia pedemontana, da quella piemontese a quella friulana, era coltivata a vite.
Il problema fu la fillossera, tra fine ’800 e inizio ’900, che distrusse tutto. Mentre in Piemonte, Veneto e Friuli si reimpiantò più rapidamente, in Lombardia si procedette più a rilento. La ripresa vera e propria è avvenuta nel dopoguerra. Siamo piccoli, ma l’interesse per i nostri vini è in crescita e riusciamo a venderli bene tutti, senza avere giacenze».
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