Chiarezza sull’udienza per la strage di Erba

Il filosofo Karl Popper affermava che “è impossibile parlare in modo tale da non essere frainteso”. E se lo diceva lui… Certo, per chi fa la nostra professione questo è un guaio non da poco. E, diciamolo subito, se il messaggio non è chiaro la colpa la si può imputare solo alle nostre penne. Anche quando altri mezzi di informazione, interpretando ciò che abbiamo scritto, ci accusano di scrivere notizie che non rispecchiano la realtà dei fatti. Urge dunque una precisazione, che ha a che fare molto con il linguaggio e la comunicazione.

Il caso in questione riguarda, ahinoi, ancora la strage di Erba. La trasmissione Mediaset “le Iene” ha accusato La Provincia di aver dato un’informazione non vera riguardo all’iter della richiesta di revisione. Fin dal primo giorno abbiamo riportato che quanto avverrà l’1 marzo non è il via libera alla revisione del processo e alla riapertura del caso. Lo abbiamo scritto per chiarezza non già di tecnica, ma di sostanza. Così facendo, però, se si guarda all’aspetto squisitamente formale la questione è più articolata e vale la pena chiarirla.

Partiamo quindi proprio da cosa dice il Codice. L’1 marzo si terrà quella che, tecnicamente, è la prima udienza di un processo di revisione. Questo ha autorizzato la quasi totalità dei mezzi d’informazione, notificato il decreto di citazione della Corte d’Appello, a scrivere che i giudici di Brescia avevano detto sì alla riapertura del caso. Ma così non è.

Cosa implica la prima udienza del processo di revisione? Che sarà rifatto il processo e saranno nuovamente passate al vaglio le prove? Assolutamente no. È qui che passiamo dalla forma alla sostanza.

Come abbiamo scritto molto chiaramente, i giudici avrebbero potuto emettere un’ordinanza di inammissibilità della richiesta di revisione, invece hanno preferito fissare un’udienza nella quale sentiranno le ragioni di chi chiede la riapertura del caso e di chi ritiene invece non vi sia alcuna prova nuova di cui discutere. In quella sede i giudici potrebbero già emettere una sentenza di inammissibilità dell’istanza e respingere quindi la revisione. Se così dovesse avvenire, avevano ragione quelli che scrivevano che si riapre il caso o noi che sosteniamo, al momento, che nulla è stato deciso sulla riapertura?

Per ulteriore chiarezza: i giudici potrebbero anche decidere di ammettere tutte o parte delle cosiddette nuove prove. Quindi di aprire un dibattimento su quelle. Alla fine emetteranno una sentenza o di proscioglimento per Rosa Bazzi e Olindo Romano o di conferma della condanna.

Chiarita la differenza semantica tra tecnicismi e procedura di fatto, per quel che ci riguarda sarebbe il caso di chiedere la stessa chiarezza a chi ci ha accusati di non raccontare la realtà dei fatti. Ad esempio: quando si fa dire a una condannata per omicidio che vorrebbe sedersi a un tavolo con un famigliare delle vittime e vedere chi dei due è il colpevole, tecnicamente come si configurano queste affermazioni? Quando si addita l’Arma dei carabinieri di aver falsificato una prova scientifica, evidentemente per incastrare deliberatamente degli innocenti, come (sempre tecnicamente parlando) la si può definire quell’accusa? E quando si autorizza un ex carabiniere, congedato con disonore per via dei reati commessi con la divisa addosso, a lanciare sospetti nei confronti di un magistrato e di un esponente delle forze di polizia, arrivando a immaginare collusioni strane con una delle società che guarda caso avrebbe fatto “sparire” degli atti, quale nome esattamente va dato a questo comportamento, Codici alla mano?

Per dirla con Bauman: “Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione”. Noi ci teniamo alla relazione con i lettori e il territorio che raccontiamo. Per questo, se pecchiamo in scarsa chiarezza, fatecelo notare. Il fallimento di cui parla Bauman lo lasciamo volentieri ad altri.

© RIPRODUZIONE RISERVATA