Dal giudice per le scritte contro Zoffili. Gli accusati negano: «Non ci sono prove»
Il caso Nessun rito alternativo: i due trentenni hanno deciso di difendersi in aula. Oltre al deputato leghista, vogliono costituirsi parte civile la madre e il Comune di Erba
Erba
Nessun rito alternativo. La difesa dei due uomini accusati di aver riempito la città di Erba con scritte diffamatorie nel confronti dell’onorevole della Lega Eugenio Zoffili, ma anche della madre e contro lo Stato, hanno deciso di rischiare di difendersi in aula in un pubblico dibattimento anticipando le intenzioni al giudice Valeria Costi nel corso dell’udienza predibattimentale che si è tenuta ieri mattina.
Giudice che ha poi rinviato al mese di aprile per entrare più nel vivo delle questioni poste dall’avvocato Stefano Mandelli che ha contestato le ricostruzioni della Procura sostenendo la mancanza di elementi per poter portare a giudizio i due indagati. Secondo il legale non ci sarebbero video né riprese che li incastrerebbero, e anche le bombolette sequestrate – quattro per la precisione – sarebbero molto comuni.
Rinvio ad aprile
In aula, come parte civile pronto a costituirsi, c’era anche lo stesso politico erbese Eugenio Zoffili, rappresentato dall’avvocato Mattia Celva che assisterà anche la madre dell’esponente della Lega. Ha presentato la costituzione di parte civile pure il Comune di Erba, con l’avvocato Laura Giacomelli. Fuori dal Tribunale, nella mattinata dell’udienza, erano presenti anche degli esponenti della Lega a sostegno di Zoffili.
Non ci sono stati tuttavia problemi di alcun tipo. L’interno e l’esterno dell’aula sono stati comunque presidiati dagli uomini delle forze di polizia. I due a processo chiamati a presenziare nell’udienza predibattimentale – ieri assenti – sono Christopher Molteni, 30 anni di Longone al Segrino, e Alessandro Corradin, 30 anni pure lui di Castelmarte. Sono sospettati dalla Procura di Como, con il pubblico ministero Antonio Nalesso, di aver imbrattato i muri del Comune di Erba ma anche di privati cittadini con una settantina di scritte che erano state tutte repertate dai carabinieri. Frasi che erano state realizzate con delle bombolette spray in un periodo compreso tra il 31 gennaio e l’8 giugno del 2023.
Sono chiamati a rispondere anche alle ipotesi di reato di minacce e diffamazione proprio contro il politico e la madre. Zoffili, all’esito delle indagini preliminari che si erano concluse con l’individuazione – da parte dei carabinieri – dei presunti responsabili, aveva voluto ringraziale «il gran lavoro dell’Arma dei Carabinieri». La procura aveva poi deciso per la citazione diretta a giudizio con l’appuntamento con l’udienza predibattimentale che era fissato per ieri mattina.
Le indagini
La difesa, come detto, non ha voluto fare riti alternativi e dunque sfiderà l’eventuale processo dibattimentale. Prima però, nella prossima udienza, il giudice dovrà vagliare e valutare gli elementi portati dall’accusa decidendo se mandare avanti o meno il fascicolo. La procura aveva indicato come potenziali parti offese ben 19 persone, compresi il Comune di Erba e i proprietari dei muri che erano stati imbrattati con le scritte contro Zoffili che recitavano «Zoffili a testa in giù» e insulti a Lega, forze di polizia e Stato. I blitz, tutti accompagnati dalla “A” cerchiata simbolo dell’anarchia, erano avvenuti a Erba.
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