Fusione tra Lurago d’Erba e Lambrugo: 6.700 al voto ma perché sia valido alle urne deve andare almeno il 25%
La decisione Ultime ore di una campagna dai toni molto accesi e che ha diviso le comunità. Due le schede: una per il sì o il no e una per il nome
Lettura 2 min.Lurago d’Erba/Lambrugo
Ultime ore di una campagna elettorale dai toni accesi che, come confermano gli stessi protagonisti, hanno profondamente diviso le popolazioni dei due Comuni al loro interno.
I cittadini sono chiamati a decidere sulla fusione tra i Comuni di Lurago e Lambrugo. Ma partiamo dai numeri: domenica si voterà dalle 7 alle 23. Cinque seggi a Lurago per un totale di 4.622 elettori e due seggi a Lambrugo per un totale di 2.107 elettori.
Il quorum
Le regole prevedono un quorum del 25 per cento in ognuno dei due Comuni: a Lurago dovranno votare almeno 1.156 elettori, mentre al Lambrugo almeno 527 elettori per la validità della consultazione. Due le schede: una referendaria (Sì o No alla fusione) e una per decidere il nome del nuovo Comune (tra Lambrugo con Lurago, Lurago al Lambro e Borgo Comasco). L’esito, come confermano i comitati, è imprevedibile. Restano le fortissime divisioni che, al di là del responso delle urne, andranno sanate: toni accesi tra concittadini dello stesso paese, timore ad esporsi preferendo l’anonimato sui social, alterchi, tensione.
Mattia Soliani, presidente del Comitato del Sì, conferma la tensione e commenta: «È innegabile che questa campagna elettorale abbia toccato toni accesi, riflettendo una forte tensione e un clima di nervosismo palpabile. Tuttavia, la competizione politica fa parte della democrazia ed è per sua natura divisiva – commenta - Indipendentemente dall’esito, le istituzioni e i cittadini avranno il compito di abbassare i toni e rimettere al centro i bisogni reali della comunità. La fine delle elezioni deve segnare l’inizio di una fase di collaborazione, perché le sfide del territorio si affrontano insieme, non divisi». I sindaci, Flavio Mauri per Lambrugo e Davide Colombo per Lurago, commentano congiuntamente: «In questi mesi, e in modo particolare negli ultimi giorni, abbiamo visto diversi messaggi divisivi e prese di posizione di parte a firma dei Comitati contrari alla fusione che ci hanno lasciato perplessi. Tutto questo, secondo noi, non aiuta a comprendere fino in fondo una scelta così importante».
«Prendersi cura»
Per i due sindaci amministrare significa «prendersi cura delle persone, affrontando i problemi reali ogni giorno, con serietà e rispetto, collaborando con chi lavora per la sicurezza e il bene di tutti. Significa dare risposte concrete, non solo parole o dibattiti sui social, lavorando fianco a fianco con associazioni, volontari, enti e cittadini che tengono vivi i nostri paesi. Questo è il nostro modo di amministrare: con rispetto, responsabilità e uno sguardo rivolto al futuro, senza dimenticare da dove veniamo».
Da qui l’auspicio che i cittadini partecipino al voto democratico. «Ne siamo certi - dicono - Così come siamo certi che, quale sarà l’esito referendario, proseguiremo ad amministrare secondo la nostra logica costruttiva e non divisiva». Carlo Colombo, guida del gruppo “Teniamo Lambrugo” fronte moderato per il No, punta sui giovani per ripartire: «Ovviamente parlo per Lambrugo. Mantengo la posizione che ho assunto sin dal dicembre scorso: una linea moderata, costruttiva e orientata al dialogo. Continuo a credere nelle larghe intese, nella collaborazione, nella ricerca di una via costruttiva sempre. Non mi interessano le contrapposizioni sterili. Lambrugo deve ripartire sotto ogni fronte, senza lasciare indietro nessuno. Ma questa ripartenza deve necessariamente passare dai giovani ed è proprio sui giovani che sono pronto a scommettere ancora una volta».
Michele Catalano, referente dell’altro gruppo per il No, invita a svelenire il clima teso: «Il 17 maggio potrebbe essere l’ultimo giorno di vita di Lambrugo come lo abbiamo sempre conosciuto. Nonostante la rabbia di questi giorni, ricordo che il voto è sacro. Lo è per chi sceglierà il Sì e lo è per chi sceglierà il No. La cosa che conta è la partecipazione democratica».
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