«La strage? Indagate sulla famiglia». Così Azouz diffamò i Castagna: condannato a due anni e mezzo

Erba La corte d’Appello di Milano dichiara inammissibile il ricorso contro la sentenza di Como. Dovrà anche risarcire 35mila euro

Il passaggio da colpevolista a innocentista aveva spinto Azouz Marzouk a spostare il dito accusatorio dai coniugi Romano per rivolgerlo alle vittime. E un un’intervista a un sito web aveva detto: «La strage di Erba? Indagate sulla famiglia». Per quell’intervista rischia di diventare definitiva a breve la condanna a due anni e mezzo di carcere per il marito di Raffaella Castagna.

La corte d’Appello di Milano ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso contro la condanna per diffamazione inflitta dal Tribunale di Como. Marzouk era stato denunciato dai fratelli Pietro e Beppe Castagna dopo che, nel febbraio 2019, aveva detto al giornalista Pietro Di Marco (che aveva pubblicato, e per questo ha definito la sua posizione proponendo un risarcimento agli stessi Castagna) che «Youssef conosceva l’assassino» e che ad ucciderlo era stato «qualcuno vicino a mia moglie che voleva l’eredità». Frasi che puntavano dritto contro i suoi ex cognati.

La sentenza sottolinea come l’intervista si sia inserita «nel fluire di una corrente innocentista e revisionista del processo, risolvendosi in una vera e propria campagna di disinformazione, fatta di sibilline allusioni ed eclatanti denigrazioni, brutalmente lesiva della reputazione dei fratelli Castagna, compiute nella consapevolezza della falsità delle accuse loro rivolte».

Da qui la condanna a due anni e mezzo e al pagamento di 35mila euro a titolo di risarcimento danni per ciascuno dei due fratelli. La difesa aveva proposto ricorso in appello, ricorso che è stato giudicato inammissibile. Da qui la conferma della pena contro Azouz.

© RIPRODUZIONE RISERVATA