Mazzotti, quell’abbraccio di famiglia: «La giustizia c’è, crediamoci»
Le reazioni Vittorio Mazzotti e la figlia Arianna commossi dalla sentenza. Il grazie agli studenti presenti: «La vostra presenza è importantissima»
Como
«Ho commesso tanti errori nella mia vita, ma sulla giustizia e la correttezza mai». Lili, la cognata di Cri-Cri, la moglie di Vittorio Mazzotti, la mamma di Arianna (presidente della Fondazione Mazzotti) osserva quei ragazzi assiepati tra il pubblico e quasi si commuove. Sembra volerli abbracciare, mentre a fine udienza si ferma con loro per ringraziarli, assieme al marito Vittorio, fratelli di Cristina.
«È stata importantissima la presenza dei ragazzi, qui oggi. E dimostra che c’è gente che crede alla giustizia. Perché non si può pensare che non esiste. Invece io dico che sì: la giustizia esiste, ma bisogna lottare per averla. E serve tanto lavoro per poterla raggiungere».
. Video di Fabrizio CusaComo lettura della sentenza del processo Cristina Mazzotti
Non c’è Marina Mazzotti, sorella di Cristina in aula. Ma c’è tutta la famiglia di Vittorio: i due figli, la moglie. E appena uscita la corte dall’aula eccoli abbracciarsi, stringersi con le lacrime agli occhi. «Siamo contenti... sollevati. Dopo tanti anni ci voleva» commenta ancora Lili. Suo marito si ferma fuori dall’aula e inizia a mandare messaggi. Vuole dirlo a tutti: dopo oltre cinquant’anni è ancora possibile arrivare a una verità processuale. Certo non è la verità degli imputati, che faranno ricorso. Ma per i famigliari di Cristina, costretti a rivivere una ferita che non si è mai davvero chiusa, da quell’aula del Tribunale di Como arriva un messaggio forte.
. Video di Fabrizio CusaErgastolo ai rapitori di Cristina, l’emozione dei Mazzotti
«È stata un’emozione fortissima» commenta Arianna Mazzotti, che gira instancabile nelle scuole con l’associazione Libera per parlare della zia che non ha mai conosciuto se non dalle fotografie, dai racconti in famiglia, dagli atti giudiziari. «In quei momenti, mentre ascolti la sentenza, non sai neppure bene cosa pensare e cosa provare... ma certo questo è stato un messaggio fortissimo». Quello della sentenza, certo, ma anche la presenza di così tanti studenti: «Hanno dimostrato, come ha detto anche il presidente della Corte all’inizio dell’udienza, un grande interesse civico e civile. E sono stati attentissimi per tutto il tempo».
Un pensiero va anche ai genitori di Cristina: a papà Elios, morto di crepacuore e dolore dopo neppure un anno dal sequestro e la morte di sua figlia, e mamma Carla che ha sempre lottato per l’accertamento della verità: «Dopo così tanti anni questa sentenza è un riconoscimento anche per i miei nonni». Per Arianna, invece, la giornata di mercoledì 4 febbraio è la conferma delle parole che pronuncia ogni volta ai ragazzi a cui racconta la storia di sua zia: «Bisogna sempre avere fiducia nella giustizia»
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