
Traversata dello Stretto
Ecco i quattro protagonisti
CANTU’
Hanno attraversato una bracciata dopo l’altra tre chilometri e mezzo di blu e di onde, le acque del mito di Scilla e Cariddi, le due creature mostruose implacabili guardiane delle coste che si fronteggiano nello stretto di Messina. Per i quattro canturini protagonisti, però, non è stata un’Odissea, ma un’incredibile emozione da ricordare.
Cinquanta minuti di traversata in mare aperto, dopo essersi preparati tra la piscina di Cantù e il lago di Montorfano. Scenari meno suggestivi, forse, ma certo efficaci alla prova dei fatti. «Se nuoti, se ti alleni – dice Gianluca Marzani – non è un’impresa straordinaria, molti portano a termine la traversata. Ma senza dubbio, quando tocchi le coste della Calabria, è davvero emozionante».
Con lui c’erano Daniele Ronchetti e Irene Meloni, marito e moglie, e il veterano del gruppo Maurizio Fossati. L’idea nasce qualche mese fa ai quattro amici, che si allenano regolarmente. La consapevolezza di avere quella distanza nelle gambe c’è, la voglia di provarci e di poter dire che s’è attraversato lo Stretto, senza traghetti e senza ponti, anche. Così è cominciata la preparazione, attraverso la cooperativa locale asd Colapesce Primo. «Non è una cosa che si improvvisi» continua Marzani.
Si devono trasmettere i certificati medici per la pratica sportiva agonistica del nuoto, comunicare quale sia il proprio tempo sui 3.000m ed essere il più onesti possibile, dato che poi si viene divisi in gruppi proprio sulla base di questo, per essere nuotatori di pari velocità. Accompagnati da barche, per garantire la loro incolumità.
«Nel lago questo aspetto è meno presente – sottolinea Daniele Ronchetti – ma qui, ovviamente, ci sono molte correnti, quindi le imbarcazioni servono anche a indirizzare nella direzione migliore». Partenza alle 10.30 dalla Sicilia, da Torre Faro, dopo aver avuto il via dagli organizzatori e appurato che le condizioni meteo erano favorevoli.
Alla fine tutti e quattro toccano terra in Calabria dopo una cinquantina di minuti. Aiutati dalla salinità, dalle correnti a favore, dalla guida esperta dei capitani barcaioli. Ma soprattutto dagli allenamenti, confermano, sia in vasca, alla piscina di Cantù, sia nel lago di Como, di Montorfano, nel Segrino. Non serve essere atleti professionisti, per attraversare lo Stretto a nuoto, ma occorre essere pronti, nel corpo e nella mente, e voler sfidare i propri limiti.
Una sfida vinta: «E’ stata un’esperienza bella, divertente, un bagno nel blu che non dimenticheremo - assicura Ronchetti – e adesso abbiamo già nel cassetto nuovi obiettivi». E poi d’ora in avanti, ride Marzani, «quando vedremo quel tratto di mare o ne sentiremo parlare, potremo dire che noi l’abbiamo affrontato nuotando».
© RIPRODUZIONE RISERVATA