Addio ai dehors storici. Molti locali della città pronti ad azioni legali
La contesa Cambia il volto delle piazze in convalle. Via le strutture fisse, su ordine della giunta Rapinese
Como dà ufficialmente l’addio ai dehors fissi, alcuni dei quali presenti da decenni e diventati un’abitudine per pranzi e caffé dei comaschi. La prima attività a smantellare la struttura esterna, era stato (attorno al 20 febbraio) il ristorante-pizzeria “Le Colonne” di piazza Mazzini. Negli ultimi giorni lo hanno seguito altri locali storici dentro e fuori le mura per essere in regola rispetto a quanto previsto dalle modifiche al Regolamento edilizio introdotte a fine ottobre e che vedono, da oggi, la rimozione dei dehor. Restando in piazza Mazzini ha smantellato tutto anche la confinante “Osteria del buonumore”. Via la veranda storica anche dalla pasticceria Vago di viale Giulio Cesare che ha rimosso pure la struttura (aperta, ma fissata al suolo) in via Leoni.
Tornando in centro storico dovrà essere tolto, in base al regolamento, anche il “trenino” verde di via Ballarini del bar “La Quinta” di piazza Perretta. Si tratta di una struttura presente dal 1986 e in grado di accogliere 40 posti a sedere. Il titolare Marco Viganò spiega di «avere a disposizione ancora alcuni giorni per decidere come procedere e ora la questione è in mano agli avvocati che stanno facendo tutte le valutazioni del caso».
È ancora al suo posto, ma verrà tolta dopo Pasqua la struttura esterna del locale “La vita è bella” di piazza Croggi poiché ci sono ancora alcuni giorni per adempiere alle norme. Pur storcendo il naso poiché la perdita di posti a sedere significa minori incassi e fatturati in più di un caso drasticamente ridotti, e con la possibilità di contenziosi legali dietro l’angolo, le attività si stanno uniformando a quanto approvato dal consiglio comunale a fine ottobre. Le modifiche al Regolamento edilizio volute dall’amministrazione Rapinese prevedono infatti che le strutture vetrate permanenti esterne debbano diventare a tutti gli effetti provvisorie e possono quindi essere collocate soltanto per sei mesi l’anno, mentre per gli altri sei devono essere obbligatoriamente rimosse e, al loro posto, ci potranno essere (se richiesti) ombrelloni e tavolini ma nessuna copertura fissa.
La norma
La norma dispone che le strutture fisse vanno «integralmente e immediatamente rimosse entro un termine non superiore a 180 giorni comprensivo dei tempi di allestimento e smontaggio del manufatto».
Inoltre «le chiusure stagionali non sono tacitamente rinnovabili» e la posa può essere effettuata non prima del 1 ottobre e la rimozione non oltre il 31 marzo. Pensare che alcuni tipi di strutture possano essere smontate, stoccate per sei mesi e rimontate, è praticamente impossibile innanzitutto per una questione di costi oltre che dello spazio necessario per ricoverarle nei sei mesi in cui è vietato l’utilizzo. Si parla di manufatti da diverse decine di migliaia di euro (in qualche caso si superano anche i 100mila). Consentite, ma sarà tutto da vedere dopo l’estate, strutture facilmente componibili in modo da garantire montaggio e smontaggio rapido.
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