Cronaca / Como città
Martedì 16 Dicembre 2025
Botte alle figlie perché «vivevano all’occidentale». I genitori seguiranno un corso di recupero
La sentenza Coniugi tunisini patteggiano un anno e quattro mesi per maltrattamenti. Vessazioni sulle vittime: tre minorenni. Carcere evitato solo facendo un percorso educativo
Como
Le ragazze, minori, volevano vivere come le loro coetanee. Uscire con le amiche, farsi affascinare dal mondo della moda e dei vestiti, chiamarsi e sentirsi al telefono. Ma per i genitori, nati in Tunisia e arrivati in Italia per far crescere la famiglia, questo fascino occidentale era difficile da accettare e digerire. Per questo, in quella casa il regime educativo era andato oltre la durezza, arrivando a configurare quello che per la Procura di Como è stato un reato a tutti gli effetti, quello di maltrattamenti in famiglia da parte del padre e della madre contro i tre figli minori.
Vessazioni che, stando a quando ricostruito in fase di indagine, avevano finito con il coinvolgere anche il figlio grande della casa, minore pure lui come i tre fratelli, ma spinto dal padre a educare (soprattutto le sorelle) nel modo giusto. Il risultato è stato quello che anche a carico del fratello grande ora c’è un fascicolo penale analogo aperto al Tribunale per i Minorenni di Milano.
La vicenda è approdata di fronte al giudice dell’udienza preliminare Massimo Mercaldo che, accogliendo una richiesta della difesa, ha accettato di ratificare il patteggiamento proposto da entrambi i genitori per una pena quantificata in un anno e quattro mesi a testa. L’accordo era stato in precedenza trovato con il pubblico ministero Antonio Nalesso. Non è tutto, però: il giudice, per concedere la sospensione della pena, ha infatti imposto un percorso di recupero che sia il padre sia la madre dovranno seguire presso una associazione di Como che si occupa appunto di violenze sia da parte di chi le subisce, sia da parte di chi è parte attiva negli abusi.
Il racconto delle vittime
La storia tratta vessazioni che riguardarono i figli minori fino al mese di ottobre del 2019, quando una relazione dei servizi sociali portò allo scoperto quanto accadeva.
I tre ragazzi minori identificati come parte offesa, vennero anche sentiti in fase di indagine in audizione protetta, nell’ambito di un apposito incidente probatorio che ha poi giocato un ruolo importante nell’arrivare alle contestazioni chiuse ora con il patteggiamento sia del padre sia della madre.
Le vessazioni
Le ragazze, da quanto era stato raccontato, non potevano nemmeno affacciarsi al balcone di casa, pena l’essere tirate all’interno dell’appartamento con la forza e picchiate anche con un manico di scopa. Non potevano usare il cellulare, ed il padre era arrivato a chiudere fuori di casa la più grande delle figlie perché era uscita non con una persona non nota in famiglia, bensì con una cugina. Vessazioni che colpivano anche i due fratelli più piccoli, picchiati con la cintura quando non facevano quanto richiesto. Ma più in generale, era il clima in famiglia ad essere pesante, con le figlie che si scontravano con papà e mamma anche per questioni culturali, desiderose di vivere una vita che invece era loro preclusa.
Un peso che le aveva portate a raccontare tutto, aprendo un fascicolo che si è concluso con il patteggiamento dei genitori chiamati ora anche a compiere un percorso di recupero per ottenere la sospensione della pena inferta.
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