«Fisica difficile? Sì ma voi aspiranti medici studiatela, vi aiuta più dell'Ai»
L’intervista Bruno Magatti, fisico sanitario e per anni insegnante nelle scuole superiori: «Ai medici serve per avere un metodo di approccio ai problemi»
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La delusione delle aspiranti matricole del corso di Medicina all’università dell’Insubria di fronte alla difficoltà posta dall’esame di fisica fa sorgere spontanea una domanda: è davvero necessario come esame ai fini della professione medica?
La risposta arriva da Bruno Magatti, comasco e per anni docente di fisica alle scuole superiori, i cui studi si sono orientati proprio verso la fisica sanitaria.
Professore, la fisica serve ai futuri medici?
C’è un elemento di fondo da cui partire: la medicina è una scienza applicata e in quanto tale si basa sulla fisica, anche dal punto di vista metodologico e non solo nozionistico. La fisica ci insegna ad avere un rapporto ordinato e organico con il mondo e ci insegna ad accettare le prove.
E in che modo questo torna utile alla professione medica?
Pensiamo solamente all’uso delle radiazioni in alcune terapie ma anche nella diagnostica, oppure ancora al rapporto costante che i medici devono avere con i grafici e con le tabelle. La fisica insegna ai futuri medici a rappresentare la realtà, a rapportarsi con i modelli e a usare il linguaggio matematico per spiegare i fenomeni di fronte a cui si troveranno.
La fisica aiuta a imparare a farsi domande sui loro pazienti, quindi?
Sì, è proprio così. Penso al percorso del nostro Alessandro Volta che era un autodidatta ma non ha mai smesso di farsi domande sulla realtà. Anzi diceva: «Se la realtà non si confà, anche le più belle teorie devono essere abbandonate». Proprio per questo oggi è ancora più importante che in passato lo studio della fisica.
Perché?
Perché bisogna imparare a rapportarsi con la realtà e saper governare le nuove tecnologie. Penso per esempio all’intelligenza artificiale che è una realtà virtuale e ai futuri medici consiglio di stare attenti quando la utilizzano: è uno strumento importante, ma la loro professione li porta a rapportarsi con la realtà dei corpi, dei traumi e dei dolori che è ben diversa dalla realtà virtuale dell’intelligenza artificiale. La fisica li può aiutare a misurarsi con essa... in fondo ci sarà un motivo se alcune discipline, come la fisica e la matematica, sono nella storia della cultura dell’uomo da sempre.
Eppure questo semestre filtro ha dimostrato che proprio la fisica è un ostacolo difficile da superare per gli aspiranti medici. Perché?
Su questo mi permetto di essere un po’ severo: chi è in grado di insegnare bene la fisica sono i fisici. Ho conosciuto anche ottimi insegnanti di fisica che hanno studiato matematica, ma l’approccio è diverso: per me la fisica insegnata a scuola non è mai stata quella dei problemini, ma un approccio di analisi sull’universo. E poi affinché gli studenti diventino padroni dei significati di fisica e cambino modo di guardare il mondo due ore alla settimana a scuola non bastano e nemmeno tre mesi di università.
Cosa consiglia allora a chi per la seconda volta ha fallito l’esame di fisica?
Non abbandonate: lo studio della scienza è paziente, meticoloso e ostinato. Serve tempo. E a noi servono medici con una forte base scientifica, ma anche umana, di passione e convinzione.
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