L’apologo di Fantozzi  sulla zona arancione

L’apologo di Fantozzi

sulla zona arancione

Il genio è anche chi sa capire il futuro. Se appartenete alla sparuta e, giudizio non obiettivo, infelice minoranza di chi non ha amato i film di Fantozzi, girate pagina.

In caso contrario pensate al veglione di Capodanno, organizzato dal ragionier Filini (“l’ho già iscritta, a proposito mi deve…”) con il maestro Canello (canta Pasquale Coppola) che tira avanti l’orologio di due ore perché deve suonare a un altro veglione e costringe gli ospiti a festeggiare il Capodanno alle 22. Non è quello che accadrà quest’anno con il prossimo Dpcm già in gestazione? E vogliamo parlare dello sci? Della gita a Courmayeur di Fantozzi, Calboni e la signorina Silvani con il personaggio di Paolo Villaggio che si spaccia per azzurro di e finisce poi per cadere nella polenta della contessina Serbelloni Mazzanti Vien d al Mare. Perché diciamola tutta, al di là dei danni, seri e importanti, del settore a cui dovrà pensare il governo. Cos’è lo sci per la maggior parte dei praticanti della domenica se non una polenta e salciccia al rifugio dopo la terza discesa?

C’è un’altra scena fantozziana che diventa un involontario e preveggente apologo dei tempi tribolati che stiamo vivendo, è quella irresistibile del tordo divorato intero alla festa con un’altra contessa Serbelloni Mazzanti Vien dalMare (parente dell’altra) al termine del grottesco varo di una nave prodotta dalla mega ditta che stipendia magnanima il ragioniere. Già frastornato da una serie mostruosa di calici spaiata a destra e a sinistra, Fantozzi si ritrova alle prese con un piatto piuttosto complesso che richiede esperienza e manualità. Dopo una serie di infruttuosi tentativi, arriva la drammatica decisone: ingoia il volatile intero e questo gli provoca subito un principio di soffocamento che lo porta lo ad assumere una colorazione del viso che varia dal rosso, all’arancione al blu tenebra seguito da un collasso cardio respiratorio.

Ecco cosa ci dice, con parole sue, la disavventura dell’impiegato più vessato della storia: che è un attimo passare dall’arancione al blu tenebra con relative conseguenze cliniche. Perciò godiamoci questa nuova condizione normativa che scatta oggi in Lombardia con la riapertura dei negozi rimasti chiusi nel periodo “rosso” e la possibilità di circolare in libertà nel Comune di residenza oltre il limite dei 200 metri da casa e senza autocertificazioni. Ma facciamolo con tutta la sobrietà e la cautela per evitare di ritrovarci il tordo intero nel gozzo. Zona arancione non significa “liberi tutti”, anche se siamo, comprensibilmente, stanchi, stressati al limite di stati di alienazione. Quando indossiamo la mascherina per andare incontro al miglio di libertà che ci viene concesso cerchiamo di portare con noi anche la consapevolezza di quanto continua ad accadere negli ospedali. I medici che hanno sotto gli occhi tutti i giorni la realtà si sono, per la grandissima parte, espressi contro l’allentamento delle restrizioni. Ancora troppo presto e troppo pieni i reparti Covid. Il governo, con un occhio ai parametri dell’epidemia e l’altro alla situazione economica ha fatto giocoforza un esercizio di strabismo. Se sarà un azzardo dipende, appunto, soprattutto da noi. Torniamo a fare shopping consapevoli che non potrà essere come prima. Ci vorrà pazienza, si starà in coda distanziati. Per Natale e Capodanno chiediamo al maestro Canello di venire a casa nostra per ricordarci che alle 22 nascerà il Bambinello e morirà un 2020 destinato a entrare nella hit parade degli anni meno rimpianti di sempre. Pensiamo ai nostri ragazzi, agli adolescenti a cui, almeno dopo l’Epifania deve essere concesso di tornare a scuola in presenza. Dipende anche da noi, da come ci comporteremo, in Lombardia, da oggi in avanti. E pensiamo anche ai tanti che, in questi giorni, hanno dovuto piangere un loro caro senza neppure potergli dargli l’ultimo conforto o chiudergli gli occhi.

Se Villaggio ci fosse ancora e decidesse di ambientare un Fantozzi in questi tempi, forse creerebbe un ragioniere malaccorto negazionista, con il basco sulle ventitré da battaglia, destinato a finire intubato in terapia intensiva. O forse, da quel genio visionario che era, ci mostrerebbe la società come sarà dopo il Covid. Dato che questo non sarà possibile, cerchiamo di andare a vedere di persona come andrà a finire. E di scoprilo (solo) vivendo.

f.angelini@laprovincia.it
Francesco Angelini Capo redattore centrale

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