MI GODO
IL BALCONE
ASPETTANDO
L’ALBA

Come ha fatto diventar grande il mio balcone, questa biblica, nera stagione di clausura e di paure. Quanta importanza, quanta forza hanno conquistato gli alberelli e i fiori che prima forse non mi avevano mai condotto a grandi riflessioni e che avevo visto solo come una bella passione di mia moglie. Invece adesso, anche grazie ad alcune settimane di sole che il clima, quasi per prenderci in giro, ci ha donato, il mio balcone è diventato importante, ampio, verdissimo, rigoglioso. L’albero del limone che avevo sempre visto come essenza del tutto normale, sta dando i fiori: con qualche accenno di profumo. Ecco però, che questa volta, queste infiorescenze sono diventate veramente come le zagare dei limoneti e degli aranceti della mia amata Sicilia, infiorescenze piene di gioia, cantate anche dai poeti siciliani. Ecco che mi par di avvertire quei bei profumi forti che più talvolta mi hanno incantato percorrendo i sentieri tra aranceti, limoneti e filari e filari di viti lungo le sconfinate colline di Salemi, della Conca d’Oro, di Ciaculli.

Ha compiuto lo stesso miracolo l’ulivo che mi ha portato le grande plaga verde di quel cantone del Tavoliere sopra il quale si alza il candido colle di Ostuni. Poi c’è il piccolo melograno, poi ci sono i fiori di mia moglie, coloratissimi, da bagnare ogni sera, scrupolosamente, di cui non ricordo mai i loro nomi ma che sono diventate cascate di colori stupendi tra le bacchette della ringhiera.

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