Strage di Crans-Montana. Psicologi dagli amici di Sofia e Lorenzo: «Attenzione a esporvi sui social»

Crans-Montana Gli esperti all’International School dove studiavano alcuni dei ragazzi coinvolti nel rogo: «Condividono il lutto online, ma lì non ci sono filtri»

Como

A nemmeno due settimane dalla strage di Crans- Montana, dove ha perso la vita Sofia Prosperi, quindicenne residente in Ticino ma studentessa all’International School di Fino, e dove è rimasto gravemente ferito un giovane comasco, anche lui studente dell’International ma residente a Cantù, Lorenzo, c’è un altro pericolo che preoccupa le famiglie. Sui social, dalle primissime ore dopo la tragedia, sono circolati innumerevoli contenuti legati al rogo del locale Le Constellation: video di solidarietà ai 116 feriti, ricordi delle 40 vittime, di cui moltissime minorenni, accompagnati da foto e parole di cordoglio dei loro coetanei.

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Si tratta di contenuti che raccontano dettagli di vita ed emozioni personali, ma rese pubbliche per cercare di farsi forza a vicenda e spesso condivise da sconosciuti, con tutti i rischi annessi. Si passa dai commenti spiacevoli e talvolta anche violenti e offensivi, alla sovraesposizione mediatica in un momento di grave fragilità.

La pratica dell’Emdr

È questo uno dei temi su cui sono al lavoro i volontari dell’associazione per l’Emdr (un approccio psicoterapeutico finalizzato a elaborare ricordi traumatici) in Italia che già al rientro dei ragazzi dalle lezioni sono entrati nelle scuole di vittime e feriti, tra cui anche l’International School di Fino Mornasco, per fornire supporto psicologico agli studenti e alle loro famiglie.

«Ci hanno contattati le scuole e in alcuni casi anche gruppi di genitori: è importante quello che sta accadendo, questa richiesta di supporto non può essere ignorata - spiega Isabel Fernandez, presidente dell’associazione che si è attivata a seguito di molti casi di cronaca drammatici, tra cui, per esempio le alluvioni che si sono verificate negli ultimi anni in Emilia Romagna - Anche perché questo è un evento che, come tanti altri eventi collettivi, ha un impatto anche su persone lontane, che non conoscono direttamente le vittime. Penso ai tanti genitori che hanno visto materializzarsi uno dei timori più comuni, quello che si prova quando i figli escono a ballare». Ad aggravare l’angoscia che molte famiglie, anche comasche, provano in questi giorni c’è il fatto che Crans-Montana, località frequentata in più occasioni da molte delle vittime, era percepito come un luogo sicuro. «Questo porta a pensare che non ci siano certezze, fa sì che i genitori si accorgano che il rischio zero non esiste» dice Fernandez.

L’odio online

Sono tre le psicologhe e psicoterapeute che in questi giorni stanno lavorando con i compagni di classe di Sofia Prosperi e con gli altri ragazzi dell’International School che l’hanno conosciuta e si trovano ora a dover affrontare un lutto improvviso e straziante. L’intervento in questa fase più acuta della tragedia durerà per un periodo compreso tra un mese e un mese e mezzo.

Uno degli ambiti su cui stanno intervenendo è proprio la condivisione del dolore sui social: «I social sono un contenitore di emozioni dove ognuno si sente forte e dove si finisce per dire cose senza filtri, filtri che invece ci sono quando si parla a tu per tu con gli altri» spiega la presidente dell’associazione. «L’odio sui social, che si è visto anche in questa occasione, nasce dalla sensazione che gli utenti hanno di essere più forti rispetto a gruppi vulnerabili, come sono questi ragazzi che sono vittime emotive».

Messaggi d’odio sui profili: «Serve la privacy del dolore»

Negli ultimi giorni sono comparsi sotto alcuni dei post pubblicati dai compagni di classe di Sofia Prosperi e di Lorenzo - in questo momento ricoverato al Niguarda - messaggi di odio anche molto violenti. Tra le accuse rivolte agli studenti dell’International School di Fino Mornasco quella di essere al centro delle cronache solo in quanto ricchi frequentatori di una località di montagna molto nota.

Le psicologhe all’opera nelle classi raccontano che la necessità di intervenire sulla gestione di questi commenti d’odio è stata messa in rilievo dagli studenti stessi a cui, per contro, le esperte hanno consigliato di tutelare una loro “privacy del dolore”.

Anche perché i molti video e contenuti postati per ricordare Sofia o per incoraggiare la guarigione di Lorenzo e degli altri feriti nel rogo costituiscono per i ragazzi dei trigger emotivi,fattori scatenanti che riacutizzano il dolore e generano un senso di impotenza.

A questa problematica si aggiunge anche l’esposizione a un linguaggio d’odio privo di filtri, tipico dei social, e a rimproveri dannosi per le cosiddette “vittime emotive”, ancora immerse nel dolore. Di qui il consiglio - seguito dalla maggior parte degli amici di Sofia e Lorenzo - di rendere privati i propri profili e condividere i ricordi o i pensieri rivolti agli amici solo tra conoscenti.

E poi ancora il consiglio delle psicologhe è stato quello di incontrarsi, vedersi di persona, guardandosi negli occhi per meglio comprendere il dolore provato dall’altro, oltre al proprio.

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