Variante Tremezzina, con questo ritmo serviranno altri tre anni
Griante Mancano 2,5 chilometri per la galleria principale “Comacina” a Colonno: sono circa 600 giorni lavorativi. Portale nord intanto ancora fermo
Griante
Raggiunto il traguardo del primo chilometro di scavi a Colonno e - come anticipato ieri dal nostro giornale - raggiunta l’intesa tecnica sulla prosecuzione dei lavori con ben altro piglio rispetto all’attuale (il riferimento è agli scavi a Griante, fermi dall’8 febbraio 2024) ora al cantiere della variante della Tremezzina serve un cambio di passo definitivo.
L’analisi del flop semafori
In questo binario si incanala la riunione di domani mattina convocata dal prefetto Corrado Conforto Galli a Palazzo di Governo in cui Anas ragguaglierà sindaci e amministratori sullo stato dell’arte dei lavori, fornendo in parallelo un’analisi del flop che ha accompagnato le trentaquattro ore scarse di sperimentazione del sistema fisso di semafori lungo le strettoie tra Colonno e Isola di Ossuccio, di cui sarebbe interessante anche conoscere i costi.
Tornando alla variante, il ragionamento di fondo è che pur apprezzando l’avanzamento di quattro-cinque metri a volata a Colonno, calendario alla mano servirebbero ad oggi un anno e mezzo solare e 3 anni lavorativi (tarando l’anno sui 200 giorni lavorativi) per raggiungere l’altro capo del tunnel al confine tra Ossuccio e Lenno. Questo perché al momento si sta procedendo solo su un fronte, quello che da Colonno porta a Sala Comacina, con la galleria principale che sopravanza di circa 250 metri la galleria di servizio.
In realtà gli scavi della galleria di servizio - pur senza più l’apporto della “Tbm”, la fresa meccanica a piena sezione - dovrebbero precedere quelli della principale, questo perché il tunnel di servizio verrebbe poi utilizzato - lo dice (volendo) la stessa parola - al servizio della principale. Dunque anche su questo punto bisognerà fare chiarezza, perché continuare a scavare la galleria principale da un solo lato porterebbe inevitabilmente a un’ulteriore dilatazione dei tempi di realizzazione, pur rimarcando che su questo versante (cioè al portale sud) gli scavi sono ripresi di buona lena.
Il vero vulnus - lo ripetiamo - è costituito dal portale nord della Ca’ Bianca di Griante, complice la presenza dell’arsenico naturale nella roccia. Partita peraltro quella dell’arsenico che al Gottardo - per i lavori del secondo “tubo” autostradale - è stata gestita in una manciata di settimane.
In questo contesto è bene ricordare le parole contenute nella nota a firma dell’Anas vergata al termine del primo Tavolo di regia di cantiere, convocato a Menaggio lo scorso 28 ottobre. «Una volta rinegoziato l’appalto, è previsto quindi un incremento anche del trasporto merci per entrambi i fronti, in partenza da Griante si prevede il movimento di circa 35 mezzi al giorno, mentre all’imbocco sud (di Colonno) si prevedono 80 viaggi al giorno, con sito di conferimento a Como e non più a Tirano», stava scritto nella nota.
Tempi e impatto
Quando potrà ripartire dunque il cantiere a Griante e con quali impatti sulla viabilità della Regina? Domande che attendono una risposta, anche perché da domani - giovedì di Pasqua - inizia ufficialmente un’altra stagione turistica che si prospetta all’insegna dei grandi numeri anche sulla statale Regina.
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