«Arianna, una grinta unica. Papà l’avrebbe applaudita»
L’intervista a Carola Mangiarotti, figlia del “Re di Spade” Edoardo, il cui record è stato superato soltanto da Fontana. «Mi piacerebbe incontrarla per farle i complimenti»
Il re e la regina. Due sport ben differenti - la scherma, da una parte, e lo short track, dall’altra -, comunque accomunati da un discorso «di tattica e di tecnica. Ma soprattutto di carattere: sì, se penso a mio papà e ad Arianna Fontana, è proprio questa la prima cosa che mi viene in mente». Parola di Carola Mangiarotti, esponente di una famiglia di grandi schermidori e, a sua volta, atleta. Fino a settimana scorsa, suo padre Edoardo era l’azzurro più vincente di sempre, forte di 13 medaglie olimpiche. Dopo 66 anni il suo record è stato superato, grazie all’ultimo argento portato a casa da Arianna Fontana: la campionessa di Polaggia, alla sesta Olimpiade, ha preso letteralmente il largo, con altri tre podi. Risultato finale? 14 medaglie a cinque cerchi: mai nessuno così.
Signora Mangiarotti, suo padre secondo lei come avrebbe reagito al “sorpasso” di Arianna Fontana?
In tutta onestà?
Certamente.
Conoscendo il suo carattere vincente, il fatto di aver perso il primato all’inizio non gli sarebbe andato subito giù.
E poi?
Papà credeva tantissimo nello sport, nei valori, nei giovani talentuosi, per cui di sicuro poi l’avrebbe applaudita e l’avrebbe voluta incontrare per complimentarsi. Del resto, i record esistono per essere superati. E va bene così.
Ha mai conosciuto Arianna Fontana?
No, l’ho vista soltanto in tv. Mi farebbe piacere poterla incontrare per farle - a nome di papà, ma soprattutto a nome mio - i migliori complimenti. È una vera fuoriclasse: la sua grinta è sorprendente. E il nuovo record che ha appena fissato difficilmente potrà essere superato in tempi recenti.
Se pensiamo a quello di suo papà, sono passati appunto 66 anni.
Esatto. Si è ritirato dalla scena agonistica dopo Roma 1960. E fino a questo momento nessuno mai era riuscito a battere le sue 13 medaglie.
Comunque, se vogliamo dirla tutta, Mangiarotti resta in testa alla classifica per numero di ori: ben sei, lo stesso numero di Nedo Nadi e - in tempi più recenti di Valentina Vezzali, due eccellenze della scherma.
Mio padre lo diceva sempre: “Valentina Vezzali diventerà la mia erede”, queste erano le sue parole. E se ci pensiamo, così è stato, anche se lei - per poco - non è riuscita a eguagliare il numero di podi, fermandosi a nove medaglie.
Un’atleta straordinaria. E lo stesso si può dire della campionessa valtellinese, ma non solo: questi Giochi ne sono la dimostrazione.
È emerso in pienezza il “potere” delle donne. Pensiamo anche a Francesca Lollobrigida e a Federica Brignone che, come Fontana, hanno superato i 35 anni e hanno dato una dimostrazione incredibile di maturità, di voglia di continuare, di determinazione. Senza dimenticare il carattere.
Già, tanto carattere.
Uno può essere tecnicamente molto forte, avere talento da vendere, allenarsi e diventare forte in tutti gli sport, ma se poi al momento giusto non crede in se stesso difficilmente potrà andare lontano. Non è un discorso di “cattiveria” sportiva, ma di grinta. E oggi più che mai credo ci sia tanto bisogno di trasmettere questi valori ai giovani.
Da presidente del Circolo della Spada Mangiarotti di Milano, sicuramente ne saprà qualcosa. Dico bene?
Un’educazione sportiva fin dal tempo delle elementari è essenziale: solo così si può pensare di cambiare la mentalità.
Tornando a suo padre, come lo descriverebbe?
Sicuramente è stato leggendario, un mito: io stessa, da figlia, ma anche da atleta, mi sono accorta della sua grandezza con il passare degli anni. Era molto orgoglioso dei suoi risultati: tredici medaglie olimpiche e 26 titoli ai mondiali gli hanno dato molta gratificazione: finita la carriera, ha continuato a girare l’Italia e il mondo da dirigente, da capo delegazione, da giornalista e da presidente di diverse realtà per testimoniare la bellezza dello sport.
E come dimenticare il suo “pass” speciale alle Olimpiadi di Los Angeles e Pechino...
Esatto, oltre al pass come membro d’onore della Federazione internazionale, aveva pensato bene di costruirsi un lasciapassare del tutto speciale, con i distintivi olimpici appuntati su un vellutino. Sembrava un generale con tutte le stellette (sorride, ndr).
Il “Re di Spade” partecipò fino all’ultimo ai Giochi.
Nonostante la malattia e i pareri contrari dei medici, ha voluto a tutti i costi partecipare a Pechino 2008. E noi familiari non avevamo potuto far altro che assecondarlo: a pensarci ora, abbiamo fatto benissimo. In quell’occasione disse che sarebbe stata la sua ultima Olimpiade, evidentemente in cuor suo se lo sentiva. A dire il vero, quattro anni dopo avevamo già fatto anche i biglietti per i Giochi di Londra, ma le condizioni di salute non gli permisero di partire: in carrozzina non voleva andare.
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